Anche il Vaticano nell’occhio del ciclone: la guerra più importante che stiamo perdendo

Il Vaticano è finito negli ultimi anni nel mirino degli hacker. Cerchiamo di capire perché e cosa stanno facendo per difendersi.

Direttore

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

Il Vaticano è finito negli ultimi anni nel mirino degli hacker. Cerchiamo di capire perché e cosa stanno facendo per difendersi.

C’è una guerra silenziosa di cui nessuno parla, una guerra che potrebbe rappresentare seriamente il futuro dei conflitti mondiali. Stiamo parlando della battaglia sulla cybersecurity. Oggi, economicamente, riesce a fare più danni e in minor tempo un attacco informatico rispetto a un missile. Soprattutto noi Paesi dell’Occidente, abbiamo da tempo digitalizzato le nostre vite. Non c’è un solo aspetto che non sia oggi governabile attraverso uno smartphone.

Può sembrare strano, ma negli ultimi anni anche il Vaticano è finito fortemente sotto attacco a livello informatico. Stiamo parlando in fondo di uno degli Stati più influenti del mondo, che può contare su 1,4 miliardi di fedeli nel mondo. Va sè che proprio questa enorme sfera di influenza faccia gola a molti. Solo nell’ultimo anno si conta un aumento degli incidenti informatici del 150%.

A peggiorare le cose però a tal proposito c’è la posizione ricoperta dal Vaticano dal punto di vista della cybersecurity. Secondo la classifica Global cybersecurity index del 2024,  il Vaticano era addirittura negli ultimi posto da questo punto di vista. Una situazione sicuramente pericolosa per uno degli Stati più importanti dal punto di vista della diplomazia internazionale.

Il Vaticano alza la guarda sulla cybersecurity

Joen Shenouda, ingegnere informatico dei Paesi Bassi, circa un anno fa, aveva parlato a Wired delle criticità della Santa Sede, dal punto di vista della sicurezza informatica. In particolare Shenouda poneva il problema della mancanza di una figura che si occupi in maniera specifica solo di quello all’interno del Vaticano. L’ingegnere informatico però ha messo in piedi un gruppo di una 90ina circa di volontari provenienti da tutto il mondo, che si occupa di questo genere di cose.

Shenouda, infatti, ha fondato i Vatican CyberVolunteers. Sicuramente questi servizi verranno amplificati, vista anche l’attenzione che papa Leone XIV ha dimostrato nei confronti delle nuove tecnologie. Naturalmente la sicurezza informatica non è un problema solo della Santa Sede. L’Italia è da anni uno dei Paesi più esposti in assoluto e registra circa il 10% degli incidenti globali, un numero davvero mostruoso che denota una certa carenza da parte nostra su quel frangente. Le prossime guerre non si combatteranno più solo con missili e bombe, ma anche e soprattutto con l’informatica ed è per questo che sarà importante farsi trovare pronti.

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