I giovani di oggi, stando ad una recente valutazione, sono ancora interessati allo studio ed all’ottenimento di una laurea, ma solamente se essa è in grado di garantire un futuro lavorativo adeguato.
Viviamo in un’epoca in cui la ricerca del lavoro, alle volte, può diventare una vera e propria ossessione per i giovani, che vivono con ansia la loro giovinezza ed il bisogno di trovare un’occupazione. In tal senso, una laurea assume un determinato significato solamente se è in grado di condurre gli studenti ad un lavoro serio. Nell’area dell’intelligenza artificiale e del deskilling, la Generazione Z ha meno fiducia nello studio, e vuole che l’investimento universitario poi sia ripagato.
Secondo la survey realizzata da “Studenti“, media brand di Mondadori Digital, che è leader in Italia nell’educahional digitale, con il supporto dell’Istituto di ricerca Sylla, gli studenti hanno una visione differente della laurea. Nello specifico, il suo mito si sta incrinando, e l’obiettivo è quello di seguire dei corsi che diano la quasi certezza di poter trovare un’occupazione vantaggiosa, ed in base ai risultati della ricerca, si può parlare di un vero e proprio cambiamento culturale in atto.
Laurea, cosa emerge da un’interessante indagine
Secondo lo studio da poco pubblicato, solamente il 28,8% degli stupendi crede che la laurea sia il percorso più solido per costruire il proprio futuro. Il 60,3% crede che il valore dell’università sia dipendente dalla facoltà per la quale si opta. Alcune sono da considerarsi un investimento vincente, altre sono viste come percorsi che poi non garantiscono enormi sbocchi sul piano professionale. Una minoranza pensa ad alternative come ITS o percorsi professionalizzanti, un 5,5% per l’esattezza, mentre altri puntano a lavorare sin da subito, e stiamo parlando del 4,1% dei giovani. Una piccola parte guarda al mondo dell’imprenditoria, l’1,4% per l’esattezza. I giovani hanno ancora fiducia nel potere dello studio e credono nella formazione, ma l’obiettivo è quello di scegliere percorsi di studio che abbiano un senso in chiave futura.
La laurea non è più un valore in sé, ma uno strumento che può essere più o meno utile in prospettiva lavorativa. Alfonso Brunetti, direttore di ricerca di Sylla, ha così commentato i numeri riscontrati: “I dati restituiscono una generazione che ha interiorizzato la logica del mercato molto prima di avere a che fare direttamente con esso. Non è una forma di cinismo, ma una risposta adattiva in un contesto in cui l’incertezza è strutturale. La sfida per il sistema formativo è produrre non solo delle competenze tecniche, ma anche delle capacità di orientarsi nel cambiamento”.



