Femminicidio, le parole di Vannacci fanno rumore: perché esiste questo reato e da cosa nasce

La parole femminicidio è tornata al centro della scena politica in seguito alle parole di Vannacci. Scopriamo come stanno le cose.

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Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

La parole femminicidio è tornata al centro della scena politica in seguito alle parole di Vannacci. Scopriamo come stanno le cose.

Hanno fatto molto scalpore le parole di Vannacci, che nella giornata di ieri ha dichiarato: “Il femminicidio non esiste, un reato non più o meno grave in base al sesso di chi lo commette o subisce”. Il mondo politico si è subito indignato davanti a queste affermazioni del leader di Futuro Nazionale, ma andiamo a capire la verità su questo reato.

Per prima cosa bisogna dire che il mondo è in continuo movimento, purtroppo ogni giorno nascono nuovi modi per farsi del male e questo va a configurare inevitabilmente anche nuovi reati. Immaginiamo cose come il cyberbullismo o l’omicidio stradale, sono tutti reati che sino a qualche anno fa non erano contemplati nel nostro codice penale. Una mancanza che poi si tramuta in una certa difficoltà da parte dei giudici nell’incasellare quel determinato crimine, con il rischio di depenalizzarlo involontariamente.

Cosa significa davvero femminicidio

Il femminicidio, banalmente, viene inteso spesso come la variante femminile dell’omicidio, che viene aggravato nella pena in quanto la vittima è donna, ma in realtà questa definizione è totalmente sbagliata. Si è vero rientra tra i reati di genere, ma non è un semplice omicidio commesso ai danni di una donna, ma è un reato che viene aggravato dalla volontà del killer di attuare un proprio dominio sulla vittima o impedirle di esercitare delle libertà individuali. Potremmo fare a tal proposito un esempio: uccidere una donna perché quest’ultima ha lasciato il suo killer è a tutti gli effetti femminicidio.

La nascita del neologismo femminicidio è di facile lettura ed unisce la parola femmine, con il confisso -cidio che troviamo in altre parole dal concetto simile come parricidio, fratricidio, regicidio ecc. La criminologa Diana E. H. Russell, ha rintracciato il primo uso di questo termine già in un testo del 1801, pubblicato in Inghilterra. In quel caso però l’accezione era molto diversa: la parola inglese femicide veniva utilizzata per indicare uomo che induce una donna a perdere la propria illibatezza. Il termine è comunque stato usato anche in seguito nell’800 in Inghilterra per indicare anche di donne che avevano subito omicidi.

In Italia tale termine ha fatto la propria comparsa per la prima volta nel 1977, nel libro “Le violentate” della giornalista Maria Adele Teodori. Gli antropologi sono solitamente concordi nell’affermare che non tutti gli omicidi possono essere assunti come femminicidi, se per esempio una donna viene uccisa durante una rapina, non possiamo definirlo un femminicidio. In Italia la legge su questo reato è stata approvata proprio sul crepuscolo del 2025, ma se ne parlava già da diversi anni. Con questa norma non è più considerato un’aggravante dell’omicidio, ma un reato a parte punito con l’ergastolo.

Insomma, la definizione che ha dato Vannacci del femminicidio è quella semplicistica, che in molti spesso confondono con quella reale. Non c’è differenza tra uccidere un uomo o una donna, c’è differenza invece nell’uccidere una donna per prevaricarla, per odio nei confronti del suo genere. Proprio perché non si tratta di “maschi contro femmine”, il reato di femminicidio può essere inoltre applicato a chiunque, anche ad un’altra donna.

Tag:Generale Vannacci