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Ansia in Grecia dove è stato trovato il cadavere di una donna in una valigia. Ora si indaga per risalire al suo omicida.
Atene, l’estate che si attacca addosso e un caldo che è quasi asfissiante. Ad un certo punto un senzatetto viene attratto da un odore nauseabondo, che proviene da un parcheggio abbandonato. Entra all’interno, di solito quel luogo è frequentato da tossicodipendenti e barboni. Il fetore arriva da una valigia che sembra essere stata lasciata lì di recente, ma quando si avvicina arriva l’agghiacciante scoperta.
Dall’interno, infatti, spuntava un arto umano. Una scena agghiacciante, risalente al 18 luglio scorso, che ha messo a stretto giro in allarme i migliori detective di Grecia, chiamati sul posto per occuparsi del caso. All’interno della valigia, infatti, c’era il corpo di una donna alta 1,63 m circa, capelli rossi raccolti in uno chignon. La vittima indossava una maglietta e pantaloncini neri.
L’identificazione del cadavere
Stando ad un primo esame preliminare non sarebbero stati evidenziati lividi, ferite o tatuaggi che potessero aiutare a identificare la donna o anche a determinarne le cause del decesso. Il corpo trovato era in avanzato stato di decomposizione ed è stato stimato che donna fosse morta da alcuni giorni rispetto al suo ritrovamento. Come succede sempre in questi casi si è cercato di confrontare questo ritrovamento con i casi di scomparsa presenti nel Paese, in particolare una donna cinese di 50 anni, sparita proprio in un sobborgo di Atene.
Un piccolo dettaglio ha catturato l’attenzione degli investigatori, ovvero lo stemma di un’università francese. A quel punto gli inquirenti si sono subito messi in contatto con l’Interpol e solo mercoledì scorso è finalmente venuta fuori l’identità della donna: Elisabeth-Jane Ross, 38 anni, di Edimburgo.
A quel punto è venuta fuori la storia di questa donna che a quanto pare da anni si prodigava per gli altri tanto è vero che andava spesso in Grecia per lavorare con vittime di abusi e migranti. A quel punto però sono venuti fuori altri misteri. Per prima cosa il telefono della donna ha continuato a funzionare anche nei giorni successivi alla sua morte, probabilmente per deviare le indagini e insabbiare il suo decesso.
I messaggi inquietanti arrivati dopo la morte
Il 15 luglio c’è un messaggio che recita: “Ho bisogno di un po’ di tempo, vado in un’isola greca”. Ci sono poi altri messaggi inviati alla famiglia dove la donna asserisce al fatto di voler andare via e stare da solo. Un atteggiamento insomma volto a far si che parenti e amici non indagassero sulla sua assenza.
Stando agli inquirenti il telefono, che al momento risulta disperso, era ancora attivo sino a 24 ore prima dell’identificazione del corpo. È stato spento proprio quando la Polizia ha capito chi fosse la vittima. Il padre della donna ha fatto sapere di aver ricevuto messaggi dal 15 al 29 luglio. Addirittura, stando a quanto rivelato in esclusiva dal Daily Mail, il 24 luglio scorso, quindi 6 giorni dopo il ritrovamento del cadavere, sul Facebook della donna sarebbe comparso un altro post. In questo lei annunciava di voler andare presto in Turchia.
Il principale sospettato
Un messaggio lungo, che ricalcava lo stile di scrittura della donna e che annunciava un suo possibile coinvolgimento in una missione in Turchia dopo aver conosciuto 2 donne e aver sentito il richiamo di Dio. Questo ha lasciato i familiari senza parole perché è l’ennesima prova che qualcuno ha cercato in questi giorni di depistare tutti. A quanto pare ora la Polizia starebbe seguendo due piste, una delle quali riguarderebbe un senzatetto che è solito girare con un coltello e che sarebbe scomparso anche lui poco dopo il ritrovamento del corpo. Si tratterebbe di un uomo di 40 anni. Per il momento la Polizia ha fatto sapere che non ci sarebbero lesioni craniche o segni di strangolamento sul corpo per questo motivo si pensa al possibile uso di sostanze tossiche. In questo momento è caccia per trovare la persona che si è macchiata di un crimine tanto orrendo.




