Cosa succede a Kiev: quattro militari feriti nella villa dell’Azov, la polizia smentisce i 40 ostaggi

Quattro feriti, un'inchiesta per eccesso di potere, cento manifestanti identificati: cosa succede a Kiev dopo l'assalto alla base dell'Azov.

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A Kiev si indaga sulla villa di Petropavlivska Borshchagivka, il sobborgo alle porte della capitale ucraina dove la sera del 2 novembre 2026 circa duecento persone hanno assaltato una base temporanea della Guardia nazionale, il corpo militare che dipende dal ministero dell’Interno. In rete girava la voce che dentro si torturassero i soldati. Il 3 novembre l’Ufficio investigativo statale ha aperto un’inchiesta penale. Gli organizzatori della protesta sono indagati e una donna è stata fermata.

Su questa vicenda la propaganda ha fatto il suo lavoro, ma c’è anche un fatto vero. La versione circolata sui canali Telegram, con decine di ostaggi in uno scantinato, è stata smentita dalla polizia. Il fatto vero sono quattro militari usciti da quella casa e portati in ospedale con delle ferite. Le due cose sono vere insieme, e chi ne racconta una sola inganna il lettore.

Sugli scontri alle porte della capitale ucraina sono aperte quattro indagini

Oggi a Kiev sono in corso quattro verifiche: l’inchiesta penale dell’Ufficio investigativo statale, le indagini interne della Guardia nazionale e del ministero dell’Interno, e il lavoro dei servizi di sicurezza (Sbu) sui circa cento partecipanti agli scontri. Lo Stato maggiore ucraino ha confermato che la verifica dei fatti è affidata a questi organi.

La serata era degenerata in poche ore. Dalla folla sono partiti fumogeni, uova, bottiglie e mattoni, e una parte del muro di cinta è stata abbattuta. Le auto della polizia hanno avuto i vetri sfondati e un autobus militare è stato bloccato in strada. Dall’interno del cortile i soldati hanno risposto con gas lacrimogeni e colpi sparati in aria. Lo stesso Stato maggiore sostiene che la Russia sfrutti i conflitti interni per minare la fiducia nelle forze armate.

La villa di Petropavlivska Borshchagivka era una base della Guardia nazionale

La casa assaltata è il punto di dislocazione temporanea dell’unità militare 3121 della Guardia nazionale, che fa parte del Primo corpo Azov. Lo ha confermato il comando stesso. Dentro venivano tenuti due gruppi di persone: gli uomini appena mobilitati, in attesa dell’addestramento, e i militari ripresi dopo aver abbandonato il reparto senza permesso.

Il comandante della Guardia nazionale Oleksandr Pivnenko è arrivato sul posto all’inizio degli scontri. Ha fatto entrare alcuni parenti dei soldati per mostrare in che condizioni vivevano e ha annunciato un’indagine interna. La polizia della regione di Kiev ha smentito sia che ci fossero persone trattenute illegalmente sia che qualcuno fosse morto. Sui social si parlava di 35-40 uomini chiusi in cantina. Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio del presidente ed ex capo dell’intelligence militare, ha detto che all’interno c’erano 14 persone.

Infografica TuttoNotizie. Villa dell'Azov a Petropavlivska Borshchagivka: le cifre degli scontri. Persone nella casa secondo Budanov: 14; Persone «in ostaggio» secondo i social: 40; Militari portati in ospedale con ferite: 4; Manifestanti identificati dall'Sbu: 100. Fonte: Ufficio del presidente, Primo corpo Azov, Sbu (2026).
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Ufficio del presidente, Primo corpo Azov, Sbu (2026)

Quattro militari ripresi dopo l’abbandono del reparto sono finiti in ospedale

Il Primo corpo Azov ha riferito che quattro degli uomini trattenuti, tutti ripresi dopo aver lasciato il reparto senza permesso, sono stati portati in ospedale con delle ferite. Questo dato non viene dai canali filorussi: viene dal comando che gestiva la casa.

Lo stesso comando ha scritto che, se saranno accertate «azioni violente illegali sul territorio della struttura militare», i responsabili «saranno giustamente puniti». Olha Reshetylova, commissaria parlamentare per i diritti dei militari, ha assicurato dal posto che «tutti i militari sono al sicuro» e ricevono assistenza medica. Alla fine i soldati sono usciti dal cancello sulle loro gambe, con gli effetti personali in mano, e sono saliti su un autobus della Guardia nazionale.

Una bugia gonfiata non cancella quattro feriti.

A oggi la tortura è un’accusa sotto inchiesta, non un fatto accertato. Chi la presenta come provata va oltre i documenti. Ma va oltre anche chi in Italia liquida tutto come una montatura: le ferite le ha dichiarate l’Azov, e su come se le siano procurate dovranno rispondere i comandanti di quell’unità, non i manifestanti.

L’Ufficio investigativo statale indaga per eccesso di potere di un militare

L’Ufficio investigativo statale ucraino ha aperto il procedimento il 3 novembre 2026, in base alla parte 5 dell’articolo 426-1 del codice penale: è il reato di eccesso di potere commesso da un militare con incarichi di comando. Nel comunicato sul procedimento penale per i fatti di Petropavlivska Borshchagivka, l’Ufficio scrive che la casa ospitava militari «rientrati dopo l’abbandono non autorizzato del reparto».

Gli investigatori hanno tre compiti dichiarati: stabilire in che condizioni stavano i soldati, verificare le segnalazioni di una «possibile coercizione» nei loro confronti, ricostruire cause e svolgimento degli scontri, durante i quali, scrive l’Ufficio, ci sono stati spari e sono state danneggiate auto della polizia. L’inchiesta riguarda il comportamento dei militari, non soltanto quello della folla. Il fatto che le autorità di Kiev abbiano aperto proprio questo fascicolo è la risposta più netta a chi parla di insabbiamento.

La finta paramedica fermata e i cento manifestanti identificati

La protesta è partita da una donna di 49 anni arrivata davanti alla casa in divisa da paramedico, su un’ambulanza privata. È stata fermata insieme all’uomo che guidava il mezzo: il capo della Polizia nazionale Maksym Tsutskiridze ha detto che i due sono sospettati di una serie di reati. Secondo la versione degli investigatori, la donna aveva ricevuto da una parente di un soldato ripreso dopo la fuga l’incarico di farlo uscire, e lo scopo era anche provocare clamore e disordini.

La donna non è una paramedica: risulta titolare di una clinica di chirurgia estetica. Budanov sostiene che almeno tre giorni prima avesse fatto un sopralluogo intorno alla casa. Ivan Rudnytskyi, portavoce dell’Sbu, ha annunciato che sono state identificate circa cento persone che hanno partecipato attivamente ai disordini. Sono in corso perquisizioni e si decide su fermi e avvisi di garanzia. Per tutti vale lo stesso principio: sono sospettati, non colpevoli.

A far correre la versione delle torture è stata un’immagine. Un ragazzo minorenne che lanciava mattoni oltre il muro è caduto nel cortile. Le foto in cui viene portato fuori avvolto in una coperta sono diventate, in poche ore, la prova di minorenni torturati. Il 3 novembre la leader dell’Afd tedesca Alice Weidel ha rilanciato la storia, chiedendo al governo di Berlino di parlarne durante la visita di Volodymyr Zelensky.

Budanov parla di influenza esterna e annuncia conseguenze anche nelle forze di sicurezza

Kyrylo Budanov ha detto, la mattina del 3 novembre, che gli scontri di Petropavlivska Borshchagivka «non sono avvenuti senza influenza» esterna. Ha aggiunto che gli organizzatori «saranno identificati e puniti» e che «si trarranno conclusioni all’interno delle strutture di sicurezza».

La seconda metà di quella frase conta quanto la prima. Il capo dell’Ufficio del presidente ha ammesso che la vicenda ha messo a nudo tensioni vere sulla mobilitazione forzata, prevista dalla legge marziale. I precedenti esistono: a luglio, a Leopoli, una squadra di reclutamento era stata aggredita in pieno giorno da passanti. Eppure, a fine ottobre, un sondaggio dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev ha rilevato che il 63% degli ucraini è pronto a sopportare la guerra quanto sarà necessario. Il malcontento verso i reclutatori è reale. La resa no.

Infografica TuttoNotizie. Villa dell'Azov vicino a Kiev: le indagini in corso. 1. Inchiesta penale per eccesso di potere; 2. Fermi e avvisi ai circa 100 identificati; 3. Indagine interna sull'unità 3121; 4. Verifica interna sugli scontri. Fonte: Ufficio investigativo statale, Stato maggiore, Sbu (2026).
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Ufficio investigativo statale, Stato maggiore, Sbu (2026)

Questa storia si chiude con i fatti, non con i video. L’Italia sostiene Kiev con soldi e armi in nome dello Stato di diritto, e ha quindi ogni titolo per seguire da vicino l’esito dell’inchiesta sull’unità 3121, con la stessa fermezza con cui ha respinto la propaganda di Mosca. Nei prossimi giorni l’Ufficio investigativo statale dovrà accertare come si sono feriti i quattro soldati. L’Sbu dovrà decidere sui fermi dei cento identificati, e la Guardia nazionale e il ministero dell’Interno dovranno chiudere le loro indagini interne.

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  • Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2026, ore 09:08.

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