Smart working, quanto ci costa davvero: non spendiamo solo di portafoglio, ma anche di testa

Lo smart working è una delle grandi novità degli ultimi anni. Cerchiamo di capire quali sono i costi economici e psicologici che paghiamo.

Direttore

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

Lo smart working è una delle grandi novità degli ultimi anni. Cerchiamo di capire quali sono i costi economici e psicologici che paghiamo.

Nel dopo Covid una delle pratiche più diffuse a livello lavorativo (almeno per chi può) è quella dello smart working. Come molti sanno si tratta di lavorare da casa, cosa che fa risparmiare tantissimi soldi alle aziende dal punto di vista dei costi di gestione degli uffici e soprattutto permette al lavorare di gestire meglio il suo tempo. In alcuni casi però diventa anche un boomerang per quest’ultimo, che quasi non ha più orari fissi.

Soffermandoci sull’aspetto economico della questione, si tratta di un cane che si morde la coda. Da un lato, infatti, abbiamo in media un risparmio annuo di circa 600-1000 euro. A pesare maggiormente su questo taglio sono i trasporti pubblici e privati che vengono evitati per andare a lavoro. A questi ultimi bisogna poi aggiungere l’abbigliamento per il lavoro, la mensa o comunque il pranzo ed eventuali costi di parcheggio. C’è però allo stesso tempo anche un risparmio di ore, che per gli italiani si attesta in circa 80 all’anno. Quello è il tempo che in media ogni giorno abbiamo sempre perso per andare e tornare da lavoro. Naturalmente ci sono poi anche casi particolari che escono fuori da questa media.

Quanto spendiamo in più

Allo stesso modo però noi sosteniamo anche dei costi aggiuntivi. Costi che riguardano in particolare quelli delle bollette. Stare così tanto tempo a casa, infatti, vuol dire anche consumare più corrente, acqua e tutte le varie utenze e servizi come i condizionatori e i riscaldamenti. SOS Tariffe ha calcolato che nel 2020, in media, un single ha speso all’anno 145 euro in più, una coppia 193 euro in più e una famiglia 268 euro in più. Diciamo quindi che almeno dal punto di vista economico conviene. Anche se bisogna dire che fortunatamente alcune aziende hanno avviato una politica di welfare per coprire anche queste spese supplementari.

Dove però il bilancio finisce in perdita è quello mentale. Una ricerca pubblicata su Science e condotta su oltre 500.000 americani, ha evidenziato che il lavoro da remoto ha potenziati la solitudine e peggiorato in generale il benessere mentale sotto molti aspetti. A quanto pare, infatti, c’è anche un incremento del consumo di farmaci e di sostegno psicologico da parte di esperti.

Il lavoro secondo i sociologi

Emma Zang e Rourke O’Brien, sociologi dell’Università di Yale, commentano in un articolo che lo smart working, secondo loro, è una rimozione su vasta scala di un “bene sociale”. Il lavoro, infatti, secondo molti esperti di scienze sociali, struttura il tempo, dà uno scopo e genera allo stesso tempo condivisione sostenendo il contatto sociale. Un aspetto che inevitabilmente va a cementificare anche l’identità collettiva. Questo poi d’altronde è alla base del fatto che un disoccupato molte volte non subisce solo un danno economico, ma anche sociale e psicologico. Senza lavoro ci sentiamo inutili.

L’importanza di andare in ufficio (ma non è per tutti)

Gli scienziati guidati da Natalia Emanuel, della Federal Reserve Bank di New York, hanno indagato le varie esperienze lavorative sia prima del Covid, che dopo. È venuto fuori che chi aveva impieghi che permettevano lo smart working denotavano un aumento di solitudine e stress. Si è osservato inoltre un aumento di malessere mentale e di isolamento sociale. Chi lavora da casa è risultato più incline di 4,6 punti percentuali ad affidarsi a servizi di supporto mentale. L’impatto naturalmente ha avuto maggiore rilevanza su chi viveva da solo. I ricercatori però hanno evidenziato anche alcuni casi particolari. Ovvero, quei soggetti che vivevano una situazione lavorativa tossica a causa delle cattive relazioni con i colleghi, hanno trovato giovamento dallo smart working.

Lo studio termina nel 2024, perché sono stati rilevati i dati sino a quella data. Lo smart working però in questo anno e mezzo ha fatto qualche piccolo passo in avanti. In ogni caso la ricerca mette in chiaro un dato fondamentale, cioè che un minimo di giorni in ufficio può risultare fondamentale per la salute mentale dei dipendenti. Insomma non demonizziamo lo smart working, ma facciamolo con moderazione.

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