Le monete e le banconote presto potrebbero scomparire. Vediamo nello specifico che tipo di risparmio potremmo avere da questo.
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una graduale metamorfosi dell’economia globale. Per guardare il futuro in tal senso basta guardare all’atteggiamento che hanno i ragazzi nei confronti della moneta. Sempre più giovani, infatti, escono di casa praticamente senza soldi fisici e fanno i propri acquisti grazie a bancomat o ancora telefoni, smartwatch e altri metodi di pagamento smart.
Siamo di fronte ormai a quella che è una vera e propria smaterializzazione della moneta. I sistemi informatici inoltre hanno creato forme di pagamento alternative che oggi sono diventate centrali per tutti. Pensiamo ad esempio ai token e alle criptovalute. Sistemi di pagamento ormai riconosciuti a livello globale anche da grossi marchi, come ad esempio la Ferrari.
I vantaggi della moneta digitale
Da un lato questo cambiamento sta portando ad una minore evasione fiscale da parte dei piccoli commercianti. L’esempio dei dati derivanti dal POS collegato alla cassa sono palesi e hanno offerto allo Stato un extragettito fiscale di quasi 1 miliardo di euro. Dall’altro però crea anche dei problemi di tracciabilità se parliamo di criptovalute e token. Non a caso oggi i malviventi utilizzano proprio questa forma di pagamento per portare a termine i propri affari.
In futuro utilizzeremo sempre meno la moneta fisica, forse fino a farla sparire definitivamente. Questo potrebbe portare da un certo punto di vista anche ad un beneficio economico. Vi siete mai fermati a pensare a quanto ci costa stampare o coniare moneta? Ogni banconota che abbiamo in tasca, infatti, conserva un suo valore estrinseco (quello che leggiamo sulla carta moneta) e un valore intrinseco (il costo dei materiali per realizzarla).
Quanto costano monete e banconote
Solitamente il valore dei materiali utilizzati è di pochi centesimi per carità, ma in alcuni casi specifici il valore intrinseco supera addirittura il valore estrinseco. Un esempio è dato dalla moneta da 1 centesimo, il cui valore dei materiali supera quello della moneta stessa. Non a caso si è deciso di sospenderne la produzione dal 2018 insieme a quella da 2 centesimi.
Attualmente i costi di produzione delle monete fisiche è pari allo 0,4% del PIL nell’Eurozona, mentre in Italia questa percentuale è leggermente più alta (0,52%), questo a causa di una certa resistenza da parte del nostro Paese nei confronti della moneta digitale. Ogni anno nel nostro Paese, spendiamo circa 8 miliardi di euro per costi dovuti all’utilizzo del contante. Produrre le banconote ha un costo che oscilla tra i 6 e i 18 centesimi, le monete invece viaggiano tra i 4 e i 25 centesimi a pezzo. Stando ai dati del Ministero dell’economia francese nel 2005, la moneta da 5 centesimi costa 5,7 centesimi, quella da 2 5,2 centesimi e infine quella da 1 centesimo intorno ai 4,2-4,5 centesimi.




