Giuseppe Conte torna a parlare del difficile momento vissuto dall’Italia durante il Covid-19 ai microfoni del podcast One More Time.
Giuseppe Conte è stato Premier in Italia dal giugno 2018 al febbraio 2021, attraverso 2 diversi Governi, uno formato dal patto tra 5 Stelle e Lega e l’altro nato dall’unione dei Pentastellati con il PD. Durante il suo mandato, l’avvocato pugliese, ha vissuto uno dei momenti più duri della storia recente italiana dovendo fronteggiare un fatto unico nel suo genere: la pandemia da Covid-19.
Questa terribile piaga ha colto impreparati tanti Paesi tra cui l’Italia costringendo i politici di tutto il mondo a decisioni forti. Conte in particolare ha optato per la strategia contenitiva disponendo dei periodi di lockdown. Le sue decisioni hanno diviso all’epoca tra chi era d’accordo e chi invece le ha viste in malo modo. Conte inoltre si è reso protagonista anche di una forte campagna in Europa per destinare ingenti somme di denaro all’Italia dal fondo Next Generation Eu. Una battaglia che l’avvocato pugliese ha vinto nonostante l’opposizione di alcuni Paesi europei che in un primo momento si erano opposti a questi aiuti.
Il racconto della Pandemia secondo Giuseppe Conte
Nei giorni scorsi l’esperto di comunicazione e content creator Luca Casadei, ha annunciato sui propri canali social l’arrivo di una lunghissima intervista a Giuseppe Conte sul proprio podcast One More Time. Per il momento ha caricato alcuni short di questo dialogo e in uno di questi l’ex Premier parla proprio del periodo della Pandemia facendo nuove interessanti ed intime rivelazioni su quei giorni.
Nella clip Giuseppe Conte racconta: “Ci sono stati dei momenti in cui ho dovuto dare delle notizie terribili. Se non davo una direzione chiara di quello che stavamo facendo e che stavamo facendo un percorso, che aveva un fondamento scientifico, e se non comunicavo fiducia nel fatto che tutti insieme ci saremmo salvati, non ce l’avremmo fatta. Si trattava di riorganizzare il Paese. Questo DPCM, quando lo scrivevi, era una cosa che non ne uscivi mai. Quella sera arrivai affaticato, ero semidistrutto, non si dormiva la notte. Feci una comunicazione che spaventò anche i collaboratori”.
L’ex Premier prosegue: “Non risultai tanto convincente. Io mi spaventai, perché ancora una volta ebbi la conferma dell’importanza di poter comunicare in modo univoco, ma convincente quello che stavamo facendo, e lì forse non c’ero riuscito”.



