Una nuova minaccia arriva dall’Iran. Cerchiamo di capire l’importanza dello Stretto di Bab al-Mandab e risvolti sull’economia mondiale.
È un lunedì di tensioni quello che stiamo vivendo, con Iran e Israele che si stanno attaccando a vicenda. Una situazione spaventosa che addirittura ha messo in allarme la Cina, che sinora non era mai intervenuta in alcun modo, avendo dei rapporti commerciali importanti con i Paesi del Medio Oriente. Da Pechino, infatti, poco fa il portavoce del ministero degli esteri ha affermato la loro profonda preoccupazione, predicando il rispetto del cessate il fuoco.
Intanto proseguono le minacce e dall’Iran, oltre alle armi, arrivano parole di fuoco che possono far tremare ulteriormente la già precaria economia mondiale. Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali, ha fatto sapere, infatti, che i circoli della resistenza iraniana sarebbero in grado di bloccare oltre Hormuz anche lo Stretto di Bab al-Mandab.
Cosa succede se chiudono lo Stretto?
Qualora questo fosse confermato sarebbe un disastro economico immane per l’Occidente. Lo Stretto di Bab al-Mandab, in arabo “porta del lamento” o “porta delle lacrime”, è un piccolo passaggio marittimo, molto angusto, che collega Mar Rosso e golfo di Aden e quindi all’Oceano Indiano. Si trova tra lo Yemen e il Corno d’Africa. Al punto più stretto ha una larghezza di circa 30 km.
Si tratta di uno dei “colli di bottiglia” maggiormente strategici per la geopolitica mondiale. Da qui, infatti, transita il 12% del commercio mondiale di petrolio via mare. Il 12-15% circa del traffico marittimo mondiale deve obbligatoriamente passare di lì. Cosa più inquietante però è che da lì passa l’80% del petrolio e del gas naturale liquefatto diretto in Europa. Da questo Stretto passano milioni di barili di greggio e petrolio raffinato che vengono poi inviati al Vecchio Continente, al Nord America e anche alla Cina.
Qualora lo Stretto venisse effettivamente bloccato, costringerebbe le navi a circumnavigare l’intero continente africano. Questo aumenterebbe in maniera esponenziale i tempi di consegna e il costo delle merci, con ripercussioni dirette sull’economia spaventose. Inoltre romperebbe definitivamente qualunque tipo di equilibrio in Medio Oriente (anche se da questo punto di vista la situazione è sempre rimasta instabile). Insomma, dopo Hormuz, questa potrebbe diventare una batosta pesante e forse definitiva per l’economia dei Paesi Occidentali.




