Crisi in Medio Oriente: perché la Cina non entra nel gioco

Nei conflitti in Medio Oriente la Cina resta sullo sfondo. Capiamo che tipo di approccio sta avendo e perché.

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Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

Nei conflitti in Medio Oriente la Cina resta sullo sfondo. Capiamo che tipo di approccio sta avendo e perché.

La crisi in Medio Oriente continua ad imperversare e in questo momento una risoluzione sembra quanto mai lontana. Al momento i Paesi principalmente coinvolti sono Stati Uniti, Iran e Israele, la Russia come sappiamo è impegnata sul fronte ucraino e l’Europa per il momento sembra immobile per svariati motivi. C’è però una super potenza che per ora non si intromette ed è la Cina.

Cina e Iran hanno proficui accordi commerciali, ma non di natura militare, quindi Pechino non è assolutamente obbligata ad intervenire. Il Celeste Impero intromettendosi negli scontri in Medio Oriente potrebbe solo farsi un autogol clamoroso. La Cina, infatti, a quel punto si ritroverebbe a scontrarsi contro gli Stati Uniti, che in un certo senso giocano in casa avendo maggiore peso militare in quelle zone.

Cosa più importante però, un’intromissione della Cina danneggerebbe le sue relazioni con gli altri Paesi del Golfo, da sempre partner preziosi per Pechino. A quel punto si metterebbe contro anche ad Israele e l’Europa, con cui da anni ci sono proficui scambia commerciali e tecnologici.

La “pazienza strategica” che paga a livello economico

I cinesi da questo punto di vista sono sempre stati storicamente votati alla politica del fare. Pensano agli affari e per fare affari ci vuole stabilità. Pechino, infatti, da sempre preferisce usare la diplomazia per fare pressioni, condannare a parole e utilizzare mezzi economici per combattere le proprie battaglie piuttosto che impegnarsi in conflitti militari. Diversi analisi la definiscono “pazienza strategica”. Alla Cina conviene che l’America consumi le sue risorse e la propria credibilità in questo conflitto, restando sullo sfondo.

Pechino continua da acquistare petrolio dall’Iran e secondo qualche analista starebbe anche fornendo supporto indiretto militare e tecnologico, evitando però qualsiasi coinvolgimento visibile. Allo stesso modo Pechino si muove si più tavoli, tenendo rapporti anche con i nemici dell’Iran e promuovendosi come mediatore e superpotenza responsabile, che ripudia la guerra. Questo atteggiamento è molto importante anche dal punto di vista economica perché crea fiducia nel mercato. Una Cina equilibrata e stabile, che non si lancia in guerre, spinge gli investitori a credere maggiormente nel Paese asiatico. Vedremo alla fine di tutte queste tensioni se la strategia se l’atteggiamento di Pechino avrà pagato.

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