Originario del Bangladesh mette incinta una bambina di 10 anni: il giudice non lo condanna per violenza sessuale

Un ragazzo di 29 anni aveva messo incinta una bambina di 10. Ora però a distanza di 2 anni non è stato riconosciuto il reato di violenza sessuale.

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Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

Un ragazzo di 29 anni aveva messo incinta una bambina di 10. Ora però a distanza di 2 anni non è stato riconosciuto il reato di violenza sessuale.

In questi giorni sono emerse le motivazioni formali della sentenza emessa con rito abbreviato per quanto concerne i fatti avvenuti nel 2024, quando un giovane di 29 anni, nativo del Bangladesh mise incinta una bambina di 10 anni. L’uomo è stata condannato a 5 anni di reclusione per il reato di atti sessuali con minorenne. Il giudice ha quindi modificato il titolo di reato iniziale che era più grave e si configurava come violenza sessuale.

La vicenda riguarda un fatto accaduto come dicevamo nel 2024. Dentro un Centro di accoglienza straordinaria (Cas), allestito presso la struttura dell’ex albergo Il Cacciatore a San Colombano di Collio, vicino Valtrompia. All’epoca, una bambina di appena 10 anni rimase incinta e questo fece subito scattare le indagini da parte degli inquirenti.

Le indagini e la decisione di cambiare l’accusa di reato

Durante le indagini la madre e la bambina avevano subito indicato il 29enne come responsabile dell’atto. Stando alle deposizioni raccolte, i rapporti si sarebbero consumati all’interno della struttura di accoglienza, con l’uso della forza e della violenza nei confronti della piccola. Durante il processo, invece, l’imputato aveva sempre dichiarato di aver erroneamente pensato che la bambina fosse più grande della sua età. Inoltre ha sempre descritto la loro relazione come sincera e reciproca, al punto da parlare anche di matrimonio, ipotesi, sempre secondo l’imputato, che non avrebbe incontrato lo sfavore della madre della bambina.

Stando alle motivazioni della sentenza, sarebbero subentrate varie testimonianze di persone presenti nel Cas che avrebbero confermato un comportamento non coercitivo da parte del ragazzo nei confronti della bambina. Inoltre, stando alle immagini raccolte dalle telecamere di video sorveglianza, l’atipica coppia sembra stare insieme in un clima sereno, senza segni di violenze.

A pesare sulla decisione finale del giudice anche la prova delle analisi dello smartphone del 29enne che non avrebbero presentato prove contro i fatti accaduti (la madre della bambina aveva sempre sostenuto che all’interno dello smartphone del giovane ci fossero prove schiaccianti di queste violenze). Viceversa non è stato possibile analizzare il telefono della bambina, visto che questo era stato già spedito in Africa prima che le forze dell’ordine potessero sequestrarlo. Tutti questi fattori ha spinto il Gup a far cadere le accuse di violenza sessuale. Questo ha fatto si che la pena diventasse di 5 anni di carcere, più contenuta rispetto all’ipotesi iniziale.

Tag:Violenza sessuale