Indice dei contenuti
All’inizio del 1900 esiste una storia di cronaca nera che vi farà ghiacciare il sangue nelle vene. Scopriamo tutti i dettagli.
La favola di Barbablù fu trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo e come molte storie tramandate negli anni venne addolcita da un lieto fine. Secondo molti esperti era ispirata alla figura di Gilles de Rais, che nella prima metà del 1400 rapì, torturò e uccise circa 140 bambini e ragazzi per scopi alchemici. Questo nome però anni dopo finì cucito addosso ad un altro serial killer: Henri Landru, definito per l’appunto Barbablù di Gambais.
Nato a Parigi il 12 aprile del 1869, Landru, si fece passare come un finto ricco, e mise annunci sui giornali per cercare ricche donne sole da sedurre. Una volta che queste cadevano nella sua trappola lui le invitava in una villa isolata, presa in affitto a Gambais. Qui grazie al suo buon eloquio, le convinceva a firmargli delle procure che gli permettevano in pratica di mettere le mani sul loro patrimonio.
Come faceva sparire i corpi
Una volta che aveva ottenuto tutto ciò che voleva, Landru le strangolava e poi si disfaceva dei corpi facendoli a pezzi e bruciandoli nel forno che si trovava nella cucina della villa. La casa era si isolata, ma abbastanza vicina ad altri abitazioni da raggiungerle con il suo fumo pestilenziale dovuto ai cadaveri bruciati.
I vicini, insospettati da questi strani atteggiamenti del padrone di casa, decisero di avvisare la Polizia. Landru in ogni caso riuscì a restare nell’anonimato a lungo tempo, grazie alla cautela che utilizzava nello scegliere le sue vittime. Era maniacale, al punto che dopo aver bruciato i corpi ripuliva con dedizione il forno per poi spargere le ceneri delle donne nei campi vicini, così da non lasciare più alcuna traccia di queste.
L’arresto e la condanna
Alla fine però fu arrestato il 12 aprile 1919 (il giorno del suo 50° compleanno) con l’accusa di truffa e appropriazione indebita. Fu infatti denunciato da parte di alcuni parenti delle vittime dopo la loro scomparsa. Alla fine però, grazie all’analisi di alcuni indizi, venne fuori tutta la storia e le sue pratiche disumane. Fu così accusato di omicidio di 10 donne e un ragazzino che accompagnava una delle vittime.
Henri Désiré Landru : un “serial killer” à la Belle Epoque pic.twitter.com/Hf3sO0e72O
— INA.fr (@Inafr_officiel) February 5, 2018
Il processo all’epoca ebbe enorme risonanza e si tenne nella sede di Versailles. Landru si chiarò innocente davanti all’accusa di omicidio ed ammise invece di aver truffato le donne. Fu spesso irriverente nei confronti della corte arrivando anche a chiedere che gli mostrassero i cadaveri (non c’erano visto che erano stati bruciati). Grazie ad una meticolosa ricerca degli inquirenti dell’epoca nel giardino della casa di Gambais, vennero fuori denti e frammenti di ossa umane.
Una delle cose che influenzò molto la giuria fu una vecchia agendina del killer dove erano appuntate solo le spese d’andata delle vittime e mai quelle di ritorno. Una cosa alla quale Landru non diede mai una spiegazione plausibile. Alla fine fu condannato a morte il 30 novembre del 1921. Fu fatta richiesta di grazia a Millerand (presidente della repubblica francese all’epoca), ma fu rifiutata. Alla fine, il 25 febbraio del 1922, alle ore 6:05, nel cortile della prigione St. Pierre a Versailles, fu ghigliottinato.
Nella cultura di massa
A rendere il tutto più agghiacciante ed inquietante resta il fatto che la sua testa mummificata, è ancora oggi conservata nel Museum of Death di Hollywood. Il suo caso ha destato così tanta curiosità, che viene spesso citato in alcuni film famosi ed è stato anche protagonista implicito di alcune pellicole ispirate alla sua vicenda. Addirittura Proust utilizza Landru nella Recherche come esempio per differenziare il delitto sadico da quello con una motivazione come lo scopo di lucro.




