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Lombardia, calzolaio spiega in due parole la crisi del commercio: discorso da applausi

Lombardia, calzolaio di Monza ospite a Mattino Cinque, trasmissione Mediaset: la sua intervista sulla crisi del commercio

Non è vero che non c'è voglia di lavorare, non è vero che le nuove generazioni non provano alcun interesse per i lavori manuali. O almeno, non è vero del tutto. Quel che è vero, invece, ed è un concetto dal quale è bene non allontanarsi per non perdersi in mille altre fuorvianti motivazioni, è che oggi, anno corrente 2024, in Italia, aprire un'attività commerciale equivale al buttarsi in un meraviglioso campo di rose, pieno zeppo di rovi. La vista è bella ed attraente, ma il pericolo di ferirsi è più concreto che mai. Fuor di metafora, il lavoro del commerciante, così come quello dell'artigiano, è un mestiere di grande interesse: sempre a contatto con il pubblico, al passo con le novità del mercato, da illustrare e proporre a una clientela che è bello poter coltivare.

Ma oltre questi romantici aspetti di superficie, c'è l'amara realtà. Le spese, per chi gestisce un'attività propria, di fatto superano gli incassi. Ci si destreggia tra affitti dei negozi, utenze sempre più salate (in questo articolo, una delle ultime testimonianze raccolte dal web), materie prime divenute care come non mai e, soprattutto, le tasse. Questo il focus intorno al quale è ruotata l'interessante intervista andata in onda poco fa a Mattino Cinque, trasmissione Mediaset. Nella sua prima parte, condotta dal giornalista Francesco Vecchi, dedicata ad approfondimenti e tematiche di attualità. Ospite del programma tv, un calzolaio collegato in diretta da Monza, Lombardia. Il lavoro, ha spiegato, ci sarebbe pure. Il problema sono le spese.

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Lombardia, calzolaio spiega la crisi del commercio: "Non è che non lavoriamo: il problema sono le tasse. Lo Stato ti mette le mani in tasca senza chiedertelo"

L'artigiano in questione spiega subito a Vecchi che, almeno per quanto riguarda la sua attività, non sussiste un problema di mancanza di lavoro, né di clientela scarsa. "Noi non siamo in fase di chiusura. Il problema, più che altro, sono i costi, soprattutto le materie prime. E le tasse che sono aumentate. Siamo aperti da 11 anni, e abbiamo visto che, da 11 anni a questa parte, i prezzi sono più che triplicati. Non solo le materie prime, ma anche le bollette, e tutto il resto. La clientela c'è, c’è un bel giro di clienti. Il lavoro ci sarebbe pure, ma ti trovi a dover pagare una marea di tasse", spiega l'uomo.

Che usa poi una similitudine più che calzante. "E' come avere accanto una persona che ti mette le mani in tasca per prendersi i tuoi soldi. Non te li chiede, ma te li prende direttamente. Il problema è quello lì".

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