Alcuni recenti casi di cronaca fanno riflettere sulla situazione dei giovani e sulla violenza che si sta sviluppando negli ultimi anni. Le community online sono la base delle nuove pratiche criminali.
Quanto accaduto negli ultimi giorni ha nuovamente acceso i riflettori su una delle grandi piaghe del nostro tempo, vale a dire la violenza giovanile. In quel di San Vito Lo Capo, in Sicilia, un 11enne ha provato ad accoltellare il suo professore, riprendendo il tutto con il cellulare. Su Tik Tok, il giorno prima, aveva annunciato che nessuno avrebbe dovuto dargli la colpa dell’attacco che avrebbe commesso poche ore più tardi.
Come se non bastasse, alla fine di marzo un’insegnante venne accoltellata alla gola da uno studente di appena 13 anni a Trescore Balneario, nella provincia di Bergamo. Sono solamente due dei tanti gravi episodi di violenza che i giovanissimi stanno mettendo in atto al giorno d’oggi, mettendo a repentaglio la vita di chi lavora ogni giorno a contatto con loro. In entrambi i casi, c’era una telecamera accesa al momento dell’aggressione, tanto per rimarcare la volontà di mostrare a tutti la violenza, come se fosse un qualcosa di cui vantarsi.
Violenza, i casi più recenti e l’impatto delle community online
Pur rientrando nella cronaca nera, dunque, le violenze che i giovani stanno perpetrando al giorno d’oggi sono cariche di voglia di spettacolarizzazione, quasi come se chi commette tali reati fosse al centro di un film di fantascienza. Il giovane di San Vito Lo Capo aveva pubblicato, nelle ore precedenti agli attacchi, alcuni hashtag su Tik Tok, tra cui #tcc, abbreviazione di true crime community, o #truecringecommunity, così da poter evitare la censura da parte dei social, scrivendolo in una sorta di versione errata.
Coloro che stanno indagando sulla vicenda hanno vagliato varie piste, e non escludono che, quanto accaduto, possa far parte di una challenge, ovvero una gara lanciata online ed alla quale il giovane malvivente ha deciso di aderire. In buona sostanza, gli adolescenti sono totalmente schiavi dei social e di ciò che in queste community viene ordinato o chiesto di fare, anche se il compito richiesto è alle volte un tentato omicidio.
Inoltre, il ragazzo si era scritto con un pennarello bianco sull’elmetto cose come “Meno 51“, vale a dire le vittime della strage di Christchurch, avvenuta nel 2018 in Nuova Zelanda, in una comunità musulmana. Le true crime community, che sempre più spesso stanno inducendo i giovani a commettere reati di questa gravità, sono dei gruppi online dedicati alla discussione di omicidi e delitti reali. Inizialmente, erano nate come un reale interesse per la cronaca nera, ma nelle loro espressioni più estreme, sono diventate delle vere e proprie trappole. Capita infatti che gli autori di alcuni delitti vengano idolatrati, e che molti provino a copiare le loro folli gesta, con conseguenze che rischiano di diventare fatali.



