Abbiamo chiesto a 2 AI di immaginare l’Italia del 2056. Cerchiamo di capire nello specifico cosa ne è venuto fuori.
L’Italia sta attraversando da tempo una delle crisi più pesanti della sua storia, con una piccola differenza rispetto al passato, stavolta è in buona compagnia, perché in tutto il mondo si registrano problemi, vuoi per le guerre, vuoi per i disastri climatici e vuoi per la crisi energetica. Abbiamo provato allora a chiedere all’AI come potrebbe essere la nostra Penisola tra 30 anni e il risultato finale non è molto confortante.
Abbiamo utilizzato Perplexity e Gemini per chiedere del futuro del nostro Paese. Incrociando i risultati sono venuti fuori alcuni punti di assonanza tra le due famose AI. Per prima cosa, entrambe concordano che nel 2056 avremo un’Italia più vecchia e con una popolazione ridotta. D’altronde il calo delle nascite ci sta portando in quella direzione da tempo. Perplexity ha provato a dare anche una stima numerica, con il nostro Paese che perderebbe circa 5 milioni di persone rispetto alla popolazione attuale.
Lavoreremo di meno, ma addio posto fisso
Ambedue le AI concordano anche sul fatto che si svuoteranno i piccoli borghi in favore delle metropoli, soprattutto quelle del nord. Sarà sempre più importante la formazione, aumentando il divario tra chi può studiare e chi no. Non basterà più una singola competenza, ma più skill. Dal punto di vista climatico si dovrebbe andare verso estati sempre più torride, questo potrebbe portare il Paese a fare delle riflessioni sull’agricoltura, cominciando a pensare anche alla coltivazione di quei frutti che un tempo erano prerogativa dei Paesi tropicali.
Le città italiane saranno sempre più multiculturali, con gli stranieri che andranno a colmare il nostro vuoto demografico. L’aumento dell’età media dell’Italia spingerà la politica, ma in generale l’intero Paese, ad insistere maggiormente sui temi cari alla terza età: pensioni, sanità e sicurezza.
Secondo Gemini cambierà completamente il concetto di posto fisso che noi oggi conosciamo e verrà rimpiazzato da un modello più fluido, con una forte impronta smart working. Si lavorerà per obiettivi, in settimane lavorative più corte, visto che automatizzeremo alcuni processi. Sempre l’AI di Google inoltre offre un pochino di speranza in fondo al tunnel, immaginando un’Italia nel 2056, diventata ormai un hub per le energie rinnovabili, graie al sole e all’eolico. Infine per quanto concerne la mobilità, il nostro Paese non si fossilizzerà più sull’acquisto dell’auto privata, ci saranno flotte di vetture elettriche e magari autonome, messe a disposizione di tutti e utilizzabili quando ci servono, con una semplice app. Il futuro immaginato da queste 2 AI da un certo punto di vista fa paura, ma ci ricorda anche che è ancora tutto da scrivere e le cose “brutte” lette qui sopra, possono ancora essere cambiate da tutti noi.




