Secondo il rapporto di Filcams Cgil, il 70% dei lavoratori nel settore del turismo è sotto la soglia della povertà, un dato drammatico e che riflette la situazione di emergenza vissuta in Italia nel terziario.
L’Italia è il paese più amato dai turisti europei e non solo, ma i lavoratori occupati nel settore del turismo vivono un periodo drammatico a livello economico. Nello specifico, il 50% delle lavoratrici e dei lavoratori occupati nel settore terziario, incluso il turismo, percepiscono una retribuzione annua che è pari o inferiore alla miseria di 13.950 euro. Si tratta di una soglia di povertà salariale, individuata dalla letteratura nel 60% della retribuzione mediana.
Questo dato sale lievemente, a 14.800 euro, per chi lavora almeno dodici settimane all’anno, stando allo studio sul lavoro povero che è stato commissionato da Filcams Cgil. Il 70% dei lavoratori del settore turismo è sotto la soglia della povertà, e questa percentuale sale addirittura all’80% al Sud e nelle Isole, vale a dire nei luoghi più amati dai turisti, soprattutto per quanto riguarda la stagione estiva. Sembra un vero e proprio ossimoro, ma purtroppo è la triste realtà, alla quale gli stoici lavoratori si stanno abituando, in un paese che sembra essere sempre più morto e sepolto, invogliando i giovani a scappare all’estero per evitare il peggio.
Turismo, l’analisi che svela il dramma dei lavoratori
Oltre al dramma dei lavoratori occupati nel settore del turismo, anche altri settori, come le pulizie, i multiservizi e la ristorazione collettiva portano l’incidenza oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e nel terziario, il dato relativo alla soglia di povertà è attorno al 30%. Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams Cgil, ha così commentato i drammatici dati resi noti dallo studio: “Il part-time involontario è una condizione strutturale al giorno d’oggi, cosa che impone dei salari bassi ed una condizione di precarietà costante“. L’incidenza del lavoro povero è quasi del 60% al Sud, e coinvolge quasi due lavoratori su tre.
Il dato del Nord-Ovest è attorno al 30%, ed a questo divario territoriale si aggiunge anche quello di genere, che è pari al 18% a livello nazionale e quasi al 20% sotto il profilo dei servizi. Le donne in condizione di povertà, in questo settore, sono il 56,75%, contro il 37,25% degli uomini. Russo ha aggiunto: “Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza, quasi una persona su due guadagna meno di 15 mila euro ogni anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli di impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro ed un’assenza di presidio contrattuale che dura da ormai troppo tempo“.



