Se ami fare la doccia calda potresti avere questo bisogno emotivo, secondo la psicologia

Perché fai sempre la doccia lunga e calda? La psicologia fornisce la sua risposta e non è per nulla scontato.

Restare a lungo sotto l’acqua della doccia calda non è solo una piccola coccola a fine giornata. Per la psicologia si tratta di un gesto che ha a che fare con il bisogno di sentirsi protetti e accolti. Da qui deriva l’idea che, chi tende spesso a fare docce lunghe e calde si sente più solo. Naturalmente questa non è sempre la pura verità e la realtà è decisamente più sfumata di così.

Perché fai spesso la doccia calda? La risposta della psicologia

Lo studio da cui prende forma è quello di John A. Bargh e Idit Shalev, pubblicato nel 2012 sulla rivista Emotion. Gli autori hanno osservato che chi si sentiva più solo, tendeva a fare bagni e docce non solo più frequenti, ma anche più lunghi e caldi. La loro interpretazione riguarda prevalentemente un concetto: quando manca il calore, sia esteriore che interiore, alcune persone potrebbero cercare di compensarlo in questo modo, con l’acqua calda, pur non essendone pienamente consapevoli. Il altre parole, si usa il corpo come una sorta di scorciatoia per regolare il proprio stato emotivo.

fare la doccia
Fare la doccia-Tuttonotizie.eu

Un’ipotesi psicologica che si inserisce a pieno nella cognizione incarnata. Secondo questo approccio, il cervello non separa del tutto l’esperienza fisica da quella mentale ed emotiva, con valore più astratto. Il “freddo” può indicare sia la temperatura di un stanza che una sensazione di esclusione o solitudine. Del resto, alcuni esperimenti hanno mostrato come il calore fisico può influenzare il modo in cui percepiamo gli altri, facendoli apparire non solo più calorosi, ma anche più affidabili o vicini. Un altro passaggio importante arriva direttamente dallo studio di Tristen K. Inagaki e Naomi I. Eisenberger del 2013.

Le ricercatrici hanno trovato una sovrapposizione tra il vissuto del calore sociale e quello del calore fisico, sia sul piano soggettivo sia su quello neurale. Il lavoro richiama il coinvolgimento come l’insula, spesso associata all’elaborazione degli stati corporei e affettivi. Il punto chiave, dunque è chiaro: sentirsi emotivamente accolti e percepire calore fisico non sono esperienze totalmente separate nel cervello. C’è, infine, un ulteriore studio che rafforza questa visione e pubblicato nel 2018 da Vergara e colleghi su Scientific Reports. In questo caso il focus riguarda la termoregolazione sociale, ossia l’idea che i legami sociali possano aiutare a regolare il corpo e al contempo il senso di sicurezza.