Oggi è il 9 marzo 2026. Esattamente sei anni fa, l’Italia intera si fermava a causa del lockdown e restavamo soli con i nostri schermi, cercando una connessione che la realtà ci negava.
In quei giorni di clausura forzata, una canzone specifica dominava le classifiche digitali. Era il ritmo ossessivo di “Bando”, il debutto fulminante di Anna. Quella traccia rappresentava perfettamente l’estetica di allora: un rap crudo, nato in cameretta, capace di scalare Spotify e Apple Music. Era la musica di una generazione che urlava per farsi sentire oltre le mura di casa. Parallelamente, l’industria cinematografica globale tentava di resistere. Nelle poche sale rimaste aperte prima del buio totale, usciva “L’uomo invisibile” di Leigh Whannell. Un titolo che oggi appare quasi profetico. Il virus era il nostro uomo invisibile: una minaccia presente ma impalpabile che svuotava le città. Da allora, il mondo è cambiato in modi che non avremmo mai immaginato.
Se guardiamo al comparto dell’intrattenimento, il bilancio appare sorprendentemente positivo. Dal punto di vista artistico, l’Italia non è tornata indietro. Ha semplicemente cambiato pelle, raffinando i suoi gusti. Nel 2020 cercavamo distrazione; nel 2026 cerchiamo identità e condivisione reale. Nella musica, il cambiamento è tangibile. Siamo passati dalle sonorità street alle vibrazioni ricercate dell’elettronica pop. Oggi in cima alle classifiche troviamo “Che fastidio!” di Ditonellapiaga (terza classificata al Festival di Sanremo). È affascinante notare come, sia nel 2020 che nel 2026, sia una donna a dettare le regole del gioco. Tuttavia, la consapevolezza è diversa. Ditonellapiaga porta una scrittura colta, ironica e ballabile che guarda all’Europa, superando i confini del genere urban.

Dalla trap all’elettronica: il ritorno al cinema italiano tra satira e realtà
Anche il cinema italiano sta vivendo una nuova primavera dorata. Se sei anni fa eravamo prigionieri delle piattaforme streaming, oggi le sale sono tornate a respirare. Il grande successo di “Un bel giorno” conferma una tendenza fondamentale: il pubblico vuole la qualità. Fabio De Luigi si conferma un maestro assoluto della satira intelligente. Il suo film con Virginia Raffaele non è una semplice commedia, ma uno specchio di quello che succede al giorno d’oggi con le famiglie allargate.
Il verdetto finale è un paradosso amaro. Dal punto di vista culturale e creativo, l’Italia ha fatto passi da gigante. Abbiamo imparato a dare valore al tempo libero. Abbiamo riscoperto il piacere di un film visto sul grande schermo. Abbiamo visto la musica evolversi verso forme più complesse e meno banali. L’arte italiana è oggi più viva e coraggiosa di quanto lo fosse prima della pandemia. Dal punto di vista ‘storico’, invece abbiamo vissuto la fine della pandemia, ma non l’inizio della pace. In questi sei anni, la mappa geopolitica è andata in frantumi. Prima l’invasione russa in Ucraina nel 2022. Poi l’esplosione della crisi umanitaria a Gaza. Infine, le tensioni attuali che stanno infiammando l’Iran e l’intero Medio Oriente. L’Italia del 2026 sta osservando tutti questi orrori.
La geopolitica mondiale ha fatto dieci passi indietro, riportandoci a una retorica da guerra fredda che credevamo sepolta. Viviamo in un’epoca di grande bellezza creativa immersa in una grande tragedia diplomatica. Forse è proprio per questo che la satira di De Luigi o il ritmo di Ditonellapiaga ci sono così necessari. Sei anni dopo quel 9 marzo, siamo diversi. Più fragili come cittadini del mondo, ma più maturi come spettatori.
