Scavano in Campania e trovano uno scheletro di 2700 anni fa: dai denti emerge un’abitudine assurda dei nostri antenati

Un team di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma ha appena trovato un reperto archeologico importantissimo. Nel cuore della Campania, precisamente a Pontecagnano, in provincia di Salerno, è emerso un segreto custodito per secoli che dice molto in merito alla dieta dei nostri antenati. Che cosa mangiavano in base allo scheletro ritrovato?

Ebbene, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di uomini vissuti durante l’Età del Ferro. Stiamo parlando di una comunità attiva tra il VII e il VI secolo a.C., un’epoca di grandi trasformazioni sociali in Italia meridionale. Ma la vera notizia non è solo il ritrovamento dello scheletro. La vera magia risiede nei denti di questi antichi abitanti. I ricercatori, guidati dall’esperto Roberto Germano, hanno analizzato la placca dentale indurita. Questo materiale, spesso considerato un nemico dell’igiene moderna, è per la scienza un modo per capire perfettamente cosa mangiassero gli uomini dell’epoca.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista PLOS One, asserisce che questi “italiani” di 2700 anni fa non sono più solo numeri o scheletri anonimi. Grazie alle tracce di amido e fibre vegetali, oggi sappiamo cosa mettevano in tavola. La loro non era una dieta di sopravvivenza, ma un sistema alimentare complesso e adattato all’ambiente in cui vivevano, la Campania appunto. L’analisi condotta a Roma ha rivelato una presenza massiccia nell’alimentazione di cereali e legumi. Tali uomini consumavano grandi quantità di carboidrati, segno di un’agricoltura già molto avanzata. Ma c’è un dettaglio che ha sorpreso gli scienziati più di ogni altro: le tracce di spore di lievito. Questo elemento suggerisce l’uso regolare di bevande fermentate, probabilmente antenate della birra o del vino.

Campania
Scheletro umano – tuttonotizie.eu

Il menù dell’Età del Ferro in Campania: tra carboidrati e antichi brindisi

Questa scoperta ci connette direttamente con le nostre radici. “I denti degli abitanti di Pontecagnano hanno aperto una finestra unica sulle loro vite, ha spiegato Roberto Germano. Lo studio si è concentrato su 10 individui specifici. Sebbene il campione sia piccolo, i dati sono straordinariamente densi di significato. Abbiamo la prova che questi antichi campani sapevano gestire le risorse del territorio con grande intelligenza.

Cosa mangiavano esattamente? Ecco i pilastri della loro tavola:

  • Cereali antichi: la fonte primaria di energia per il lavoro nei campi.
  • Leguminose: essenziali per l’apporto proteico in assenza di molta carne.
  • Fibre selvatiche: verdure e piante raccolte direttamente in natura.
  • Lieviti e fermenti: segno di una cultura che conosceva la trasformazione dei cibi.

Questo legame con il cibo fermentato è affascinante. Suggerisce che la convivialità fosse già un valore cardine 2700 anni fa. Bere insieme qualcosa di fermentato non era solo nutrizione, ma un rito sociale. È lo stesso spirito che oggi anima le tavole italiane, in un filo rosso che non si è mai spezzato. L’indagine scientifica però non si ferma qui. Il team della Sapienza ha già pronti i prossimi passi. Il futuro della ricerca prevede l’utilizzo dell’analisi isotopica. Questa tecnica permetterà di capire se queste persone fossero nate a Pontecagnano o se fossero migrate da altre zone. I denti ci diranno persino che tipo di acqua bevevano da bambini. La Campania si conferma ancora una volta una terra capace di restituire frammenti di umanità antichissima.