Ogni volta che guardiamo una fetta di Emmental, vediamo subito i suoi iconici buchi (da molti chiamati “occhi”). La storia dietro di essi è molto più complessa di un semplice vuoto d’aria.
Spesso facciamo un errore imperdonabile per un vero amante di formaggi. Confondiamo l’Emmental con il Groviera. Eppure, Le Gruyère AOP è compatto, quasi privo di cavità. L’Emmental invece è il re dell’occhiatura. Questa caratteristica non è un difetto di fabbricazione, ma il risultato di un’orchestra invisibile di microrganismi che operano nelle cantine di stagionatura. Il protagonista assoluto di questa trasformazione chimica è un batterio dal nome complicato. Si chiama Propionibacterium freudenreichii. Questo minuscolo abitante della forma interagisce con i fermenti lattici durante la fermentazione. Mentre il formaggio riposa a una temperatura controllata, il batterio “mangia” l’acido lattico. Come scarto di questo processo, rilascia anidride carbonica (CO2).
In un mondo perfetto, questo gas dovrebbe semplicemente evaporare. Tuttavia, la crosta del formaggio svizzero diventa dura molto velocemente. Il gas rimane quindi prigioniero all’interno della pasta elastica. La pressione aumenta costantemente per settimane. L’anidride carbonica spinge contro le pareti proteiche del latte vaccino crudo. Si creano così delle vere e proprie bolle d’aria che espandono la massa interna. Ma c’è un dettaglio che la maggior parte delle persone ignora. Se il latte fosse perfettamente puro, i buchi non si formerebbero affatto. La scienza ha scoperto che serve un “innesco” fisico. Si tratta di minuscole particelle di fieno che cadono nei secchi durante la mungitura tradizionale. Questi micro-residui creano un punto di debolezza nella struttura del formaggio. Il gas si accumula proprio attorno a questi granelli, espandendoli fino a creare la forma sferica perfetta che amiamo.

Il paradosso della pulizia: perché i buchi dell’Emmental stavano scomparendo
Oggi viviamo in un’epoca di igiene estrema. Le stalle moderne utilizzano sistemi di mungitura a circuito chiuso. Questi macchinari eliminano ogni traccia di impurità ambientale. Il risultato è stato un vero shock per i produttori svizzeri negli ultimi quindici anni. I buchi dell’Emmental stavano diventando sempre più piccoli, o sparivano del tutto. Il formaggio stava diventando “muto”, come dicono gli esperti del settore.
Il prestigioso istituto di ricerca Agroscope ha condotto studi approfonditi su questo fenomeno. Hanno scoperto che la scomparsa del fieno dalle stalle era la causa principale. Senza quei piccoli “difetti” nel latte, l’anidride carbonica non trovava un posto dove radunarsi. Il gas restava sciolto nella pasta senza formare le iconiche cavità. È un paradosso incredibile: l’eccessiva pulizia stava distruggendo l’identità di un prodotto millenario. Per salvare l’estetica dell’Emmental, i casari hanno dovuto fare un passo indietro. Oggi, in molti casi, si aggiunge intenzionalmente una dose infinitesimale di polvere di fieno al latte. Questa polvere agisce come un nucleo di condensazione. Permette alla biologia di fare il suo corso e ai buchi di tornare a splendere nelle nostre tavole.
Scegliere un pezzo di Emmental significa quindi assaporare un equilibrio perfetto tra natura e tecnica. Non è solo cibo, è un ecosistema vivo che respira. Quando ne mangiate una fetta, ricordate che ogni buco racconta una storia di batteri laboriosi. Senza quelle imperfezioni, il mondo del gusto sarebbe molto più piatto e noioso.
