Scorte di greggio il dato mette ansia: mai vista una situazione del genere in 10 anni

La situazione del greggio è sempre di più insostenibile. Ora arriva un altro allarme che mette tutti in grande apprensione.

Direttore

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

La situazione del greggio è sempre di più insostenibile. Ora arriva un altro allarme che mette tutti in grande apprensione.

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La situazione di tensione in Medio Oriente e lo scontro tra Iran e Stati Uniti e Israele sta trascinando il mondo intero in una crisi senza precedenti. Le scorte di greggio mondiali in questo momento stanno toccando ormai il minimo storico degli ultimi 10 anni con il rischio di un nuovo rialzo dei prezzi.

Stavolta l’allarme arriva da Ubs, che ha rilasciato un rapporto che rivela che nonostante le varie misure adottate dai governi di mezzo mondo per ridurre il consumo di carburante, a fine maggio raggiungeremo il livello più basso mai toccato negli ultimi 10 anni: 7,6 miliardi di barili.

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I risvolti drammatici di questa crisi

La paura diffusa è che presto la situazione possa anche peggiorare. Tutto dipende dallo stretto di Hormuz e da quanto tempo ancora si prolungherà il blocco. Anche il ceo di EXXON Darren Woods, intervenuto ai microfoni della CBS, ha rivelato che presto, quando si arriverà al livello minimo di scorte, allora ci sarà un ulteriore rialzo delle quotazioni del petrolio. Una situazione che rischia seriamente di diventare insostenibile per tutti.

L’impatto dei rialzi del petrolio è devastante banalmente perché questo viene impiegato ad esempio in alcune fabbriche per far funzionare i macchinari e gli stessi tir che trasportano materie prime e anche prodotti già terminati sono costretti a spendere di più per trasportarli. Questo non fa altro che creare un effetto cascata che porta ad un rialzo di quello che poi noi troviamo sugli scaffali nei negozi. Insomma i risvolti economici di tutto questo potrebbero seriamente rivelarsi disastrosi.

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La speranza naturalmente è che presto si possa giungere ad un accordo tra le parti per riaprire lo stretto di Hormuz e far proseguire le normali attività. Resta però una grossa incognita perché lo stesso Trump ha più volte anche minacciato di voler prendere “possesso” dello stretto. Non è chiaro quindi quale potrebbe essere l’effettivo futuro di quello spazio. In questo momento la scelta più sensata, oltre che predicare la pace, sembra essere quella di impegnarsi sempre di più nella ricerca di fonti alternative.