Siamo abituati ad utilizzare alcune parole senza saperne il vero significato. Vediamo da cosa deriva cavallo a vapore (CV).
Spesso sentiamo parlato di cavallo a vapore (abbreviato in CV) quando si parla di auto. Solitamente quando le vetture sono a benzina o diesel si usa sempre questa unità di misura per dare un’idea della potenza della macchina in oggetto. Questo cambia invece con le auto elettriche dove si parla di kW.
Il motivo di tutto questo è molto semplice e risiede nella nostra storia. Naturalmente l’auto e più in generali i motori, non sono un’invenzione antichissima. Per anni, infatti, tante delle funzioni oggi espletate dai motori sia in fabbrica che nell’uso comune, venivano svolte dai cavalli.
All’inizio dell’industrializzazione, quando i motori cominciarono a prendere piede un po’ in tutto il mondo, c’era bisogno di un’unità di misura che andasse ad indicare questi motori (che all’epoca erano a vapore) effettivamente quanti cavalli andavano a sostituire con la propria potenza. Il cavallo a vapore, infatti, è un’unità di misura della potenza non conforme al Sistema internazionale di unità di misura.
Come cambia nei vari Paesi e il vero nesso
Nelle pubblicazioni scientifiche, infatti, viene spesso utilizzato come alternativa il kilowatt. Tuttavia ancora oggi il cavallo a vapore viene usato largamente da molte Case costruttrici per indicare la potenza dei propri motori. In particolare questa unità di misura è ancora molto in voga in Europa anche se la sua abbreviazione cambia di Paese in Paese. In Italia, Spagna e Portogallo è CV. In inglese è hp, in Francia è ch, nei Paesi Bassi è pk e in Germania è PS.

R. D. Stevenson e R. J. Wasserzug hanno portato avanti uno studio per calcolare la potenza massima esercitabile da un cavallo. Il risultato finale è stato pari a 10 kW, ma per poche manciate di secondi. Per periodi più lunghi di sforzo però come una giornata di lavoro di 10 ore, la potenza media di un cavallo è vicina allo 0,7 kW, che equivale appunto a 0,95 CV.




