I migliori aeroporti d’Italia: il Sud, a sorpresa, domina la classifica

Sono usciti i dati ufficiali 2026 su quante persone hanno preso l'aereo in Italia. E raccontano una cosa che pochi si aspettavano: il quinto aeroporto più grande del Paese è Catania.

Redattore senior

Sono usciti i dati ufficiali sul traffico aereo italiano nel 2025. Roma Fiumicino ha superato per la prima volta nella storia i 50 milioni di passeggeri. Milano Malpensa per la prima volta i 30. Ma il dato che fa più notizia è un altro: il quinto aeroporto del Paese non è al Nord. È Catania. E ha trasportato più passeggeri di Venezia, di Bologna e perfino di Milano Linate.

Pensaci un attimo. Quando ti chiedono di elencare i grandi aeroporti italiani, cosa rispondi? Probabilmente Roma. Milano. Magari Venezia per i turisti, Bologna per le fiere. Quasi sicuramente non Catania.

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Eppure i numeri appena diffusi da Assaeroporti — l’associazione che raggruppa tutti i gestori degli aeroporti italiani — dicono esattamente il contrario. Nel 2025 dallo scalo di Catania Fontanarossa, ai piedi dell’Etna, sono passati più di 12 milioni di passeggeri. Sono più di quelli passati per Venezia. Più di quelli di Bologna. E più di quelli di Milano Linate.

Davanti a Catania, nella classifica 2025, ci sono soltanto quattro aeroporti: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Bergamo e Napoli. Tutto il resto sta dietro.

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Un anno da record: superati i 230 milioni di passeggeri

Il 2025 è stato l’anno migliore di sempre per il sistema aeroportuale italiano. Nel complesso, negli scali del Paese sono transitati 229.740.546 passeggeri, il 5% in più rispetto al 2024 e oltre il doppio rispetto a vent’anni fa. Per la prima volta nella storia, Roma Fiumicino ha superato la soglia simbolica dei 50 milioni di passeggeri in un anno, fermandosi a 51,3 milioni. E sempre per la prima volta, Milano Malpensa ha sfondato il muro dei 30 milioni, arrivando a 31,4 milioni.

I voli internazionali rappresentano oltre due terzi del totale (157 milioni di passeggeri, +8% sul 2024). I voli interni si fermano a 72,5 milioni, una quota stabile rispetto all’anno precedente: l’aereo, in Italia, si usa soprattutto per andare all’estero.

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Cosa significano davvero questi numeri

Prima di andare avanti, è utile capire di cosa stiamo parlando. Quando si dice “passeggeri di un aeroporto” si contano tutte le persone che ci passano: chi parte e chi arriva. Se prendi un volo da Catania a Roma e poi torni, vieni contato due volte: una al momento della partenza, una al ritorno.

I numeri quindi non dicono “quante persone diverse hanno usato quell’aeroporto”, ma quanti movimenti di passeggeri ci sono stati in totale. È il metodo standard con cui si misurano gli scali in tutto il mondo.

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La classifica completa dei dieci aeroporti più trafficati nel 2025

Ecco l’ordine ufficiale degli scali italiani con più passeggeri lo scorso anno, secondo i dati Assaeroporti:

  1. Roma Fiumicino – 51,3 milioni di passeggeri
  2. Milano Malpensa – 31,4 milioni
  3. Bergamo Orio al Serio – 17 milioni
  4. Napoli Capodichino – 13,3 milioni
  5. Catania Fontanarossa – 12,4 milioni
  6. Venezia Marco Polo – 11,9 milioni
  7. Bologna Marconi – 11,1 milioni
  8. Milano Linate – 10,7 milioni
  9. Palermo Falcone Borsellino – 9,2 milioni
  10. Bari Karol Wojtyła – 8 milioni

Guarda bene questa lista. Su dieci posti, quattro sono occupati da aeroporti del Sud: Napoli al quarto posto, Catania al quinto, Palermo al nono, Bari al decimo. Messi insieme hanno trasportato circa 43 milioni di passeggeri: più di Malpensa da sola.

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Roma, dal canto suo, resta il colosso indiscusso. Fiumicino fa quasi quanto Malpensa e Bergamo messi insieme, e da solo assorbe quasi un quarto di tutto il traffico aereo italiano. Un dato curioso: Bergamo, che da anni cresce a doppia cifra, nel 2025 è l’unico tra i grandi scali a segnare una leggera contrazione (-2%). Tutti gli altri della top 10 crescono o restano stabili.

Ma se guardiamo solo i voli dentro l’Italia, il Sud comanda

Qui la storia diventa ancora più interessante. Perché c’è una distinzione importante che spesso non si racconta. Una cosa sono i voli internazionali — quando da Roma vai a Parigi, da Milano a New York, da Venezia ad Amsterdam. Un’altra cosa sono i voli nazionali — quando da Catania vai a Milano, da Napoli a Torino, da Cagliari a Roma.

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Se si guardano solo i voli nazionali, cioè solo gli spostamenti dentro l’Italia, il quadro si capovolge. Secondo i dati ufficiali, dopo Roma Fiumicino — che resta primo grazie ai voli in coincidenza — i due aeroporti italiani che hanno mosso più passeggeri sul fronte interno nel 2025 sono Catania (secondo) e Palermo (terzo). Davanti a Linate, Napoli, Malpensa.

Cagliari, Bari, Lamezia, Brindisi, Olbia affollano la fascia immediatamente successiva. Tutti aeroporti del Sud o delle isole. Per capire quanto sia squilibrata la cosa, basta guardare quanti voli nazionali fa ogni scalo rispetto al totale:

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  • Lampedusa: il 94% dei suoi passeggeri vola da o verso un’altra città italiana
  • Cagliari: 81%
  • Pescara, Lamezia, Trapani: oltre il 75%
  • Palermo: 73%
  • Catania: 67%

Adesso confronta con i grandi aeroporti del Nord:

  • Roma Fiumicino: solo il 22% di passeggeri “nazionali”
  • Venezia: 21%
  • Milano Malpensa: appena il 17%

Tradotto in parole povere: gli aeroporti del Nord lavorano soprattutto per chi viaggia all’estero. Gli aeroporti del Sud, invece, sono quelli che tengono unita l’Italia al suo interno.

Perché il Sud vola così tanto? Le tre ragioni

Non è un caso. Le ragioni sono tre, tutte molto concrete.

La prima è semplicissima: al Sud non c’è l’alta velocità ferroviaria. Da Milano a Roma in treno ci vogliono tre ore, e infatti molti rinunciano all’aereo. Ma da Palermo a Roma, in treno, ci vogliono 13 ore e devi anche passare con la nave. Da Catania uguale. Da Cagliari il treno non arriva proprio, perché in mezzo c’è il mare. Per chi vive nel Sud insulare, e in parte anche nel Sud continentale, l’aereo non è una comodità: è l’unico modo realistico per spostarsi.

La seconda è l’emigrazione interna. Ogni anno migliaia di giovani del Sud vanno a studiare al Nord. Centinaia di migliaia di lavoratori si sono trasferiti a Milano, Torino, Bologna pur avendo famiglia a Napoli, Bari, Palermo, Catania. Tutte queste persone, nei weekend lunghi, a Natale, in estate, prendono l’aereo per tornare a casa. Le rotte Catania-Milano, Palermo-Roma, Bari-Bologna, Cagliari-Linate non sono rotte da turisti: sono ponti familiari, percorsi di persone che hanno mezza vita al Nord e mezza al Sud.

La terza ragione è economica. Per legge, lo Stato italiano garantisce ai cittadini delle isole il diritto a muoversi a prezzi accessibili. Si chiama “continuità territoriale”: in pratica significa che molti voli da e per Sicilia e Sardegna costano meno di quello che costerebbero normalmente, perché parte della spesa la copre lo Stato. Questo spinge ancora più persone a usare l’aereo.

Gli aeroporti dove non arriva nemmeno un volo straniero

Ci sono poi gli scali più piccoli, quelli che non finiscono mai nei titoli ma che raccontano un altro pezzo d’Italia. Pantelleria, in Sicilia. Crotone, in Calabria. Da questi due aeroporti non parte e non arriva quasi nessun volo internazionale: praticamente tutti i passeggeri si muovono solo dentro l’Italia.

Lampedusa — l’isola che conosciamo per gli sbarchi ma che è anche meta di vacanze — ha quasi 300 mila passeggeri in un anno: il 94% italiani. Senza quell’aeroporto, chi vive sull’isola dovrebbe affrontare ore di nave per ogni emergenza medica, ogni visita specialistica, ogni viaggio importante.

Sono numeri piccoli sulla carta. Ma raccontano una verità: senza alcuni di questi scali, intere comunità italiane resterebbero semplicemente tagliate fuori dal resto del Paese.

I piccoli aeroporti crescono più dei grandi

Un dato che fa pensare è che, anche nel 2025, sono stati gli aeroporti più piccoli a crescere di più. Quelli sotto il milione di passeggeri hanno aumentato il traffico a doppia cifra. Pescara, in Abruzzo, ha messo a segno un balzo del 31,5%, sfondando per la prima volta il muro del milione di passeggeri. Reggio Calabria ha praticamente raddoppiato il traffico. I grandi hub come Fiumicino e Malpensa, invece, crescono più lentamente perché ormai sono vicini al limite della loro capacità: piste, terminal e parcheggi sono già pieni.

Cosa ci dice davvero questa classifica

Alla fine, questi numeri non sono solo statistiche da rapporto. Sono una fotografia dell’Italia reale.

L’Italia in cui un siciliano che lavora a Milano è una cosa normale. L’Italia in cui un sardo deve prendere l’aereo per andare a una visita ospedaliera importante. L’Italia in cui un’isola di seimila abitanti come Lampedusa ha più traffico aereo di tante città del Centro.

Se il Sud è la parte d’Italia che vola di più, forse vale la pena chiedersi una cosa: perché continua a essere anche la parte più scollegata dal resto del Paese?

Fonte dei dati: Eurostats

Tag:Aeroporti