Il finale del film di Robin Williams che nessuno ha mai capito, c’è un dettaglio nascosto

In uno dei film più famosi di Robin Williams c'è un finale alquanto enigmatico, che in pochi hanno capito davvero in pieno.

Direttore

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

In uno dei film più famosi di Robin Williams c’è un finale alquanto enigmatico, che in pochi hanno capito davvero in pieno.

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Tra i film più particolari interpretati dal grande Robin Williams c’è sicuramente L’uomo bicentenario. Tratto dall’omonimo romanzo di Asimov, la pellicola è diretta dal grande Chris Columbus (regista di Harry Potter e Mamma ho perso l’aereo), che torna a collaborare con Williams 6 anni dopo il clamoroso successo di Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre.

Si tratta di un film particolare sia per il regista che per lo stesso attore americano. Niente commedia, ma una pellicola intensa e lunga che racconta un mondo distopico, lontano da quel 1999 in cui uscì. Risulta quasi una sorta di previsione in vista del nuovo millennio che di lì a poco si sarebbe affacciato.

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Un flop diventato cult

Questo film non ebbe il successo sperato incassando appena 87 milioni di dollari contro un budget di 100. Anche a livello di critica fu abbastanza demolito per alcune scelte soprattutto a livello di sceneggiatura. Nonostante questo la pellicola oggi è diventa un vero cult. Al centro della scena vengono affrontati vari temi come quello dell’umanità (il protagonista rincorre per tutta la pellicola le emozioni umane), la mortalità come dono (tutti i protagonisti della storia accettano la morte come conclusione ultima della vita e lo stesso robot protagonista la rincorre) e infine la contrapposizione filosofica uomo/macchina.

Su quest’ultimo punto è giusto fare una piccola riflessione. Mentre i protagonisti di questa storia, ovvero la famiglia Martin e lo stesso Andrew (il robot protagonista), accettano di buon grado la morte, sullo sfondo vediamo tantissime persone che sono pronte e riempirsi di protesi robotiche pur di proseguire con la propria vita. Questo tema è centrale più che mai oggi dove quasi tutti gli esseri umani utilizzano la tecnologia per potenziare le proprie abilità fisiche e in alcuni casi sopravvivere. Un esempio banale possono essere gli occhiali, permettono a tante persone di vedere meglio e quindi in un certo senso sono un potenziamento tecnologico della nostra persona.

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Cosa di racconta il finale de L’uomo bicentenario

Sul finale avviene una scena che in molti hanno frainteso o non capito completamente. Quando Portia parla con l’infermiera che li sta assistendo la chiama Galatea, ciò vuol dire che l’infermiera non è umana, è in realtà il robot femminile, che era lo stesso modello di Andrew.

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Il regista però qui sceglie di dare un pugno allo stomaco dello spettatori. Infatti per tutta la prima parte della scena non si capisce che siamo di fronte ad un androide. La verità (per chi la intuisce) ci viene svelata solo dal dettaglio di quel nome detto da Portia dopo la morte di Andrew. Addirittura Galatea ha anche gli occhi lucidi dimostrando che può provare delle emozioni. Il messaggio finale quindi diventa forte pesantissimo. Siamo nel film nel 2205 e ormai non c’è più spazio tra uomo e macchina, siamo diventati una sola cosa. Gli uomini sono pieni di protesi robotiche e i robot hanno materiale genetico per essere equiparati agli umani. Il muro è stato definitivamente abbattuto e la nostra specie è diventata ormai padrona della vita così come della morte. Un futuro astratto che ci affascina e ci inquieta allo stesso tempo, ma che potrebbe rappresentare un qualcosa di reale.