La situazione nucleare in Italia è più complessa di quanto si possa pensare. Cerchiamo di capire nel dettaglio come stanno le cose.
L’allerta in Europa è ai massimi storici per le varie guerre che ci sono praticamente fuori casa. Da un lato c’è il conflitto in Ucraina con la Russia e dall’altro c’è la delicata situazione in Medio Oriente. L’Italia, come buona parte dell’Europa, fa parte della NATO, un’alleanza militare intergovernativa che include 32 Stati membri e che è stata istituita dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tendenzialmente la NATO aveva visto la luce per creare un deterrente verso l’Unione Sovietica. L’Europa occidentale, infatti, fatta a pezzi dal conflitto mondiale, aveva paura di una possibile aggressione sovietica per questo ci fu un avvicinamento con gli Stati Uniti. Secondo il patto NATO, infatti, tutti gli Stati si impegnano a difendersi tra loro in caso di attacco ad uno di essi. In pratica ne attacchi uno, ma te ne ritrovi contro 32.
Naturalmente la NATO è diventata da un lato uno scudo difensivo per l’Ue acciaccata dalla Guerra e dall’altro uno strumento strategico per gli USA per avere praticamente le redini del mondo in mano. Le varie basi dislocate anche in Italia, permettono infatti agli Stati Uniti di presidiare con maggiore capillarità il territorio mondiale. I recenti sviluppi con la presidenza Trump però hanno messo in discussione tutto questo aprendo al dibattito sulla possibilità di una maggiore autonomia militare da parte dell’Europa.
Dove si trovano queste bome nucleari
Riguardo le bombe nucleari, naturalmente l’Italia non produce ne possiede armi nucleari, ma fa parte del programma di condivisione nucleare della NATO. Attualmente ci sono circa 70-90 bombe nucleari B61, modello 3, 4 e 7 nel nostro Paese e sono divise tra la base di Aviano in Friuli Venezia Giulia e Ghedi in provincia di Brescia. Queste sono comandate dall’esercito degli Stati Uniti e possono essere utilizzate dagli aerei F-16 Falcons. L’Italia da par suo nel 1975, temendo un’escalation internazionale e sotto la pressione dell’opinione pubblica interna, aveva ratificato il trattato di non proliferazione nucleare. Secondo tale trattato l’Italia si impegnava al disarmo nucleare, alla non proliferazione e all’uso pacifico di questa tecnologia.
Nel 2005, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ammise che durante la guerra fredda il ruolo dell’Italia consisteva nell’eventuale sganciamento di testate nucleari su Praga e Budapest, in caso di attacco sovietico contro i Paesi della NATO. L’Italia da sempre ricopre un ruolo militare strategico per gli USA visto che da qui si riesce ad attaccare buona parte dell’Europa e anche dell’Africa e del Medio Oriente. Proprio per questo motivo nell’opinione pubblica c’è la crescente paura che il nostro Paese possa essere trascinato involontariamente in un conflitto che potrebbe risultare devastante per la nostra economia.



