Come Il diavolo veste Prada 2 ha saputo masticare il presente: niente isterismi, solo la cruda realtà

Il diavolo veste Prada 2 diventa un film critico sul giornalismo e la società odierna. Scopriamone tutti i segreti.

Il diavolo veste Prada 2 diventa un film critico sul giornalismo e la società odierna. Scopriamone tutti i segreti.

Nei cinema di tutto il mondo si fa largo Il diavolo veste Prada 2, che punta dritto a spodestare il biopic Michael dal trono di film più visto del momento. La pellicola diretta da David Frankel ritrova praticamente tutti gli interpreti di 20 anni fa e ha l’arguzia di far passare su di loro il tempo che è trascorso anche nella realtà.

Meryl Streep, è un sacrilegio dirlo, ma è invecchiata e si vede, la sua Miranda Priestly è appesantita da anni di lavoro, sbuffa e alza gli occhi al cielo continuamente. L’attrice 3 volte premio Oscar ha saputo cogliere anche questa volta nel segno disegnando un personaggio quasi ingabbiato dagli anni che passano, un leone ferito che cerca di difendere la propria posizione con lo stesso stile che ne ha contraddistinto la carriera, pur sapendo che nulla potrà essere più come prima.

Il diavolo veste Prada 2 fotografa la realtà, ma c’è il solito finale hollywoodiano

Ne Il diavolo veste Prada 2 c’è tutto il presente di un giornalismo in crisi, c’è un licenziamento via SMS, ci sono editori che usano i magazine come giocattoli per fare soldi. C’è persino un pizzico di riferimento all’AI. Non manca qualche gag comica e dei rimandi al primo film, ma l’isterismo della vecchia Miranda Priestly si è diluito, quasi sparito, lasciando spazio alla dura realtà. Se nel primo capitolo i nemici erano i colleghi che volevano soffiarti il posto, in questa seconda pellicola il villain è il sistema che mangia sé stesso, appiattendo il livello dei contenuti nel disperato tentativo di aumentare sempre di più i profitti riducendo i costi a discapito della qualità.

Il diavolo veste Prada 2 fotografa la realtà, ma c'è il solito finale hollywoodiano
Il diavolo veste Prada 2 (Ufficio Stampa Disney) – Tuttonotizie.eu

Gli articoli di Andy diventano così “buoni” solo se fanno tanti click e poco importa se sono figli di inchieste e sono ben scritti. Conta l’immagine e il personaggio di turno e così basta una sola intervista per dare una svolta a tutto. Però siamo a Hollywood e non sia mai non si veda un happy ending. Così il film, grazie a una buona dose di “girl power” si avvia verso un finale scontato, dove tutti trovano il proprio posto, in un mondo, dove nella realtà, non c’è più posto quasi per nessuno.

Il diavolo veste Prada 2 è un film gradevole, che per forza di cose si distacca dal primo per temi trattati. Le copertine patinate qui hanno lasciato spazio al giornalismo da fast food, scrolla e via. L’immagine più potente? Miranda Priestly che cammina nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano tra Prada e Louis Vuitton, sola e stanca, in un mondo che sembra aver dimenticato l’importanza di preservare la qualità e la bellezza. Il diavolo veste ancora Prada, ma stavolta viene tenuto al guinzaglio dal dio denaro.