Mangi il pollo in questo noto fast-food? Fai attenzione a un dettaglio sulle etichette: lo scandalo che scuote l’Europa

Un recente caso di sicurezza alimentare (relativa al pollo, nello specifico) ha coinvolto una delle più grandi catene di fast food al mondo: KFC (Kentucky Fried Chicken). Come riportato da buonissimo.it, un’indagine della televisione pubblica danese avrebbe scoperchiato un sistema allarmante.

Parrebbe che le telecamere dei giornalisti abbiano documentato una realtà fatta di carne scaduta e scongelata servita come fresca. Il cuore dello scandalo risiederebbe nelle etichette. Negli undici ristoranti coinvolti in Danimarca, i dipendenti avrebbero ricevuto l’ordine di manipolare le date di scadenza. Le prove sarebbero emerse dalle chat interne del management del locale di Tilst, vicino ad Aarhus. In queste conversazioni, i responsabili avrebbero usato un termine specifico: extender. “Estendere” il pollo avrebbe significato semplicemente stampare nuove etichette per ‘estendere’ la data di scadenza. Un modo per aggirare le regole di sicurezza alimentare stabilite dall’Unione Europea.

Stando sempre a quanto riportato da buonissimo.it, l’autorità danese per la sicurezza alimentare avrebbe ricevuto segnalazioni già dal 2020. Tuttavia, per anni, queste denunce sarebbero rimaste chiuse in un cassetto senza produrre conseguenze reali. Oggi però sarebbero saltate fuori, giungendo alle orecchie dei consumatori di Francia, Polonia e Italia. In base a successive ispezioni, in un locale del noto fast food sembrerebbe che ci siano stati anche frigoriferi non funzionanti e pezzi di carne coperti di muffa. KFC Western Europe avrebbe cercato di prendere le distanze incolpando il gestore locale, Isken ApS. Ma qual è la verità?

Pollo
Pollo al fast-food – tuttonotizie.eu

Dall’inchiesta danese alle tavole italiane: il dubbio corre veloce sul pollo della nota catena

Come anticipato, il caso danese non si sarebbe fermato ai confini scandinavi, ma a settembre 2025, sospetti simili sarebbero giunti in Repubblica Ceca. Pare che ex dipendenti abbiano raccontato storie raccapriccianti alla stampa locale. Avrebbero descritto carne maleodorante, lavata con acqua per eliminare i segni del tempo e poi venduta ai clienti ignari. L’Autorità statale di ispezione agricola e alimentare ceca sembrerebbe in effetti aver riscontrato violazioni in un locale su tre. Un eurodeputato ceco avrebbe persino portato il caso alla Commissione Europea.

In Italia, la preoccupazione starebbe crescendo. L’associazione Essere Animali avrebbe bussato alle porte di KFC Italia. Avrebbe chiesto prove concrete che queste manipolazioni non avvengano nei cento locali sparsi lungo la nostra penisola. Va ricordato che KFC Italia, pur non avendo ancora risposto pubblicamente, opera in un mercato con regolamentazioni differenti. Oltre alla sicurezza delle etichette, c’è un altro aspetto che dovrebbe farci riflettere: il benessere animale. Secondo il report 2025 The Pecking Order, l’Italia è al penultimo posto in Europa per la qualità della vita dei polli in filiera. Siamo ai livelli della Romania e molto distanti dalla Francia.

Inoltre, i dati forniti da World Animal Protection e Humane Society International sono chiari. KFC Italia sembrerebbe aver ricevuto una valutazione “scarsa”. Tra il 2022 e il 2023, l’azienda avrebbe ridotto drasticamente l’uso di razze a crescita lenta. Questo significa polli che crescono troppo in fretta, con un aumento della mortalità e un uso massiccio di antibiotici. Oltre il 90% del pollo che mangiamo nei fast-food proviene da allevamenti intensivi. Essere Animali chiede da tre anni di aderire allo European Chicken Commitment per migliorare le densità di allevamento e i metodi di stordimento. Ad oggi, però non si hanno notizie sull’accoglienza di tale richiesta. Mentre la catena punta a superare i 200 punti vendita entro il 2027, i consumatori chiedono risposte circa le prassi attuate nel nostro Paese.