Perché l’asilo nido fa bene ai bambini: lo studio italiano che tutti i genitori dovrebbero conoscere

Mandare i bimbi all’asilo nido favorisce lo sviluppo del microbioma intestinale: lo studio dell’Università di Trento

I genitori troppo apprensivi devono mettersi l’anima in pace: ai bimbi piccoli l’asilo nido fa bene. Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Biologia cellulare, computazione e integrata dell’Università di Trento, infatti, il microbioma dei più piccoli si forma anche a scuola. Il lavoro degli scienziati italiani, per il cui prestigio è stato pubblicato dall’importante rivista scientifica Nature, ipotizza che il microbioma dei bambini e delle bambine viene modellato anche dalle relazioni sociali che intessono fin dai primissimi anni di vita.
Non è, dunque, solo la famiglia a incidere, ma anche i compagni di classe.

Nel dettaglio, i ricercatori e le ricercatrici di Metagenomica Computazionale si sono concentrati sulla trasmissione del microbioma in contesti e fasce d’età che finora non erano ancora stati presi in considerazione. Indispensabile, a questo scopo, la collaborazione dell’Ufficio servizi per l’infanzia e istruzione del Comune di Trento, e di tre nidi d’infanzia della città.
Ma da dove è nata questa intuizione? Dall’ipotesi secondo cui i primi contesti sociali nella vita di una persona possano essere luoghi potenziali sia di scambio che di acquisizione di microbi intestinali. E i nidi d’infanzia sono proprio quei luoghi.

Lo studio si è dunque concentrato in particolare sui processi secondo i quali vengono acquisite le componenti batteriche del microbioma. Per arrivare alla conclusione che esso attinge, per così dire, non solo dalla famiglia, ma anche dalla società. Anzi, probabilmente molto di più da quest’ultima.

asilo nido

Mandare i bimbi all’asilo nido favorisce lo sviluppo del microbioma intestinale: lo studio dell’Università di Trento

Un’ipotesi davvero interessante, una teoria per giungere alla quale è stato condotto uno studio massiccio, che ha coinvolto un totale di 134 persone. Tra queste, 41 sono bambini di età compresa tra i 4 e i 15 mesi, iscritti al primo anno di nido, insieme ai loro familiari, dunque genitori, fratelli e sorelle. Ma anche i loro animali domestici, eventuali educatori ed educatrici, compreso il personale in servizio nei nidi.

Lo studio ha ricoperto un arco temporale della durata di un anno, vale a dire dal settembre del 2022 al luglio del 2023. Periodo nel corso del quale sono stati raccolti, regolarmente, campioni di ogni partecipante. Sottoposti quindi a test e studi tramite il processo del sequenziamento metagenomico e dell’analisi bioinformatica dei dati ottenuti.
Questa operazione ha dunque permesso di profilare le singole varianti delle specie batteriche (ovvero ceppi) e di creare una mappa della loro condivisione e trasmissione tra le persone nel tempo.