Un film intenso e di denuncia sociale che racconta la lotta per la dignità e la sopravvivenza di una famiglia del Sud Italia: Spaccapietre su RaiPlay
Il film Spaccapietre, disponibile su RaiPlay, rappresenta uno dei lavori più intensi e commoventi del cinema italiano recente. Diretto dai fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio e presentato al Festival di Venezia 2020, racconta una vicenda che mescola dramma familiare e denuncia sociale, capace di colpire con forza lo spettatore. La storia segue Giuseppe, sua moglie Angela e il piccolo Antò, immersi in una realtà fatta di povertà e sfruttamento, dove il desiderio di un futuro migliore si scontra con le ingiustizie del mondo del lavoro agricolo. Un film che non lascia indifferenti, perché porta alla luce uno dei fenomeni più duri e spesso invisibili: il caporalato nel Sud Italia.
Su RaiPlay ‘Spaccapietre‘: una trama che unisce dramma familiare e denuncia sociale
La vicenda si apre con Giuseppe, interpretato da Salvatore Esposito, costretto ad abbandonare il mestiere di spaccapietre dopo un grave incidente sul lavoro. La moglie Angela prende allora un impiego nei campi, piegata da turni estenuanti e paghe misere. La sua morte improvvisa travolge la famiglia, lasciando Giuseppe e il figlio Antò soli a fronteggiare la povertà. Costretti a vivere in una baraccopoli insieme ad altri braccianti sfruttati, i due si scontrano con la violenza e il cinismo del sistema caporalizio.
Il film segue il loro cammino doloroso, alternando momenti di rabbia a sprazzi di umanità e tenerezza, soprattutto nel legame tra padre e figlio. Centrale è la promessa fatta da Giuseppe al piccolo Antò: riportare la madre a sé, una promessa che guida il racconto fino al toccante finale. La trama colpisce per il suo realismo e per la capacità di trasformare una storia privata in simbolo di un problema collettivo.
Il significato profondo e i riferimenti alla realtà
“Spaccapietre” non è soltanto un dramma familiare, ma una vera e propria denuncia delle condizioni disumane a cui sono sottoposti i braccianti agricoli. I fratelli De Serio hanno voluto raccontare un fenomeno ancora tristemente attuale, ispirandosi a fatti di cronaca come la morte della bracciante Paola Clemente. Anche la loro storia personale ha influenzato la sceneggiatura, avendo perso una parente in circostanze simili negli anni ’50.
La forza del film risiede proprio nella fusione tra l’intimità della vicenda narrata e il respiro universale della denuncia politica. Il racconto porta in primo piano il tema dello sfruttamento, ma non dimentica di mostrare l’umanità e la resilienza dei protagonisti. L’ambientazione nelle campagne pugliesi restituisce con crudezza la realtà delle baraccopoli, mentre il rapporto tra Giuseppe e Antò diventa metafora della speranza che resiste anche nelle situazioni più estreme.
Produzione, interpretazioni e valore artistico
Presentato alle Giornate degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia 2020, “Spaccapietre” è stato accolto positivamente dalla critica per la sua intensità e per il coraggio tematico. L’interpretazione di Salvatore Esposito sorprende per profondità e misura, distante dai ruoli televisivi che l’hanno reso famoso, mentre il giovane Samuele Carrino dona autenticità e delicatezza al personaggio di Antò.
La regia dei fratelli De Serio alterna toni duri a momenti di grande poesia visiva, creando un equilibrio che amplifica l’impatto emotivo del racconto. “Spaccapietre” è un’opera necessaria perché illumina una realtà spesso nascosta, trasformando il cinema in strumento di riflessione e memoria. Guardarlo su RaiPlay significa non solo lasciarsi toccare da una storia intensa, ma anche prendere coscienza di un tema che riguarda la dignità e i diritti umani nel nostro Paese.
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