Gino Paoli, l’addio di Renzo Arbore gela tutti: “Cosa mi diceva sempre sul legame tra Genova e Napoli”

La notizia della scomparsa di Gino Paoli ha scosso il mondo della cultura italiana. Renzo Arbore, amico storico e collega, ha condiviso il suo dolore in un’intervista al Corriere della Sera. Lo showman foggiano ha descritto un vuoto che riguarda non solo la discografia, ma un intero modo di intendere l’arte e la poesia in musica.

Il rapporto tra Gino Paoli e Renzo Arbore è iniziato nel lontano 1960. Arbore ricorda nitidamente il primo impatto con il talento di Paoli. Si trovava a Ischia, in un locale notturno, mentre ascoltava Mina interpretare Il cielo in una stanza. Quel brano cambiò la storia della musica leggera italiana. Da quel momento, il conduttore acquistò il primo album del cantautore genovese, considerandolo una rivelazione assoluta per l’epoca.

Tuttavia, il racconto di Arbore si fa cupo quando tocca il presente. Rivela un dettaglio che ha gelato i fan: Gino Paoli non rispondeva più al telefono da quasi un anno. Nemmeno gli amici più stretti riuscivano a mettersi in contatto con lui. Il suo storico manager era diventato l’unico filtro, ma il silenzio era diventato totale. Questo isolamento finale aggiunge un velo di malinconia alla scomparsa dell’autore di Sapore di sale. Arbore sottolinea la nobiltà delle composizioni di Paoli. Non le definisce musica leggera, ma opere degne della grande tradizione accademica italiana. Umberto Bindi, Luigi Tenco e Bruno Lauzi compongono la “flotta” di cui Paoli era il caposcuola. Secondo Arbore, questa generazione di letterati ha trasformato i testi delle canzoni in vere poesie autobiografiche, anticipando persino l’innovazione di Lucio Battisti.

Gino Paoli
Gino Paoli – tuttonotizie.eu

La goliardia a Ischia e il medico condiviso: il lato umano di Gino Paoli raccontato da Renzo Arbore

Oltre alla caratura artistica, emerge il ritratto di un uomo ironico e vitale. Renzo Arbore smentisce l’immagine di un Paoli perennemente ombroso. Racconta episodi di pura goliardia vissuti sulle spiagge campane. Per far ridere l’amico, Arbore metteva in atto un siparietto singolare: cambiava il costume da bagno ogni trenta minuti. Questo gesto mandava il cantautore ligure “in brodo di giuggiole”, rivelando una predisposizione alla risata spesso ignorata dal grande pubblico.

La loro complicità toccava anche aspetti molto privati, come la gestione della vecchiaia. Al telefono, i due scherzavano spesso sui rispettivi acciacchi. Gino Paoli aveva persino consigliato ad Arbore il proprio medico di fiducia per affrontare i problemi legati all’età. Questo scambio di consigli sanitari mostra la profondità di un legame che andava oltre i riflettori degli studi televisivi di Speciale per voi o L’altra domenica.

Un punto centrale della loro amicizia era la comune passione per il mare. Arbore ricorda spesso una frase che Paoli ripeteva con convinzione. “Noi genovesi, come i napoletani, abbiamo i piedi nell’acqua”. Questo legame geografico e spirituale legava la Liguria alla Campania. Paoli amava profondamente la canzone napoletana, tanto da scriverne una intitolata Angela. La eseguirono insieme diverse volte, anche nei programmi di Mike Bongiorno dedicati a Napoli. Arbore cita anche l’ultima fase della carriera di Paoli. Il sodalizio con il pianista jazz Danilo Rea ha segnato gli ultimi vent’anni di attività live. L’intervista si chiude toccando la scomparsa di Ornella Vanoni, evento che potrebbe aver segnato ulteriormente gli ultimi mesi del cantautore. Arbore non ha tuttavia certezze su questo punto. Il lascito di Gino Paoli è racchiuso in un titolo preciso che Arbore definisce il suo testamento spirituale: Ti lascio una canzone. Non è solo un brano celebre, ma il riassunto di una vita dedicata a trasformare le piccole cose, come una gatta in una soffitta a Boccadasse, in patrimonio universale.