Alessio Boni è Don Chisciotte: perché il nuovo film è molto più di un dramma in costume

Domani, 26 marzo 2026, esce il Don Chisciotte di Fabio Segatori nelle sale dopo il debutto al BIF&ST di Bari, ma non aspettatevi la solita storia: Alessio Boni presta il suo corpo a un cavaliere che non sembra appartenere al passato. Questo film è un’operazione prodotta da Baby Films con Rai Cinema.

La storia del Don Chisciotte di Alessio Boni inizia nel 1571. Siamo a Messina, in un ospedale militare. Miguel de Cervantes è ferito dopo la battaglia di Lepanto. La febbre lo divora. Nel delirio, lo scrittore vede nascere la sua creatura. Alonso Quijano prende forma: è un uomo qualunque che impazzisce per i libri. Decide di diventare cavaliere errante per difendere i deboli.  Il set si sposta in un Sud Italia selvaggio. La Calabria, la Basilicata e la Sicilia non sono semplici sfondi. I calanchi lucani e le fiumare calabresi diventano co-protagonisti. La fotografia di Ugo Lo Pinto esalta una natura bellissima e al tempo stesso aspra. Qui il Cavaliere dalla trista figura si scontra con la realtà.

La produzione ha costruito un mulino a vento reale alto 12 metri. Boni ha girato scene fisiche importanti. Ad esempio lo vediamo ‘volare’ a testa in giù, appeso alle pale in movimento. La regia di Segatori cerca la verità e il cinema diventa quasi teatro. Il cast comprende – oltre al già citato protagonista – Ángela Molina e Marcello Fonte. Accanto a loro, Fiorenzo Mattu interpreta Sancio Panza. Quest’ultimo non è la solita spalla comica, ma la coscienza contadina che cerca di sopravvivere alla fame.

Alessio Boni
Alessio Boni in Don Chisciotte – tuttonotizie.eu

Alessio Boni al cinema con Don Chisciotte: un sacrificio politico tra i castelli del Cinquecento

Perché questo film è così attuale? La risposta risiede nel conflitto tra idealismo e cinismo. Il mondo di oggi premia il calcolo e il tornaconto personale. Il Don Chisciotte di Boni premia invece la dignità degli ultimi. Il protagonista combatte battaglie che sa di perdere. Eppure, continua a marciare verso l’ingiustizia. Il film interroga lo spettatore su quanto sia necessario essere folli per restare umani.

Le location autentiche sono da menzionare. La troupe ha riaperto castelli cinquecenteschi chiusi da anni. Ha attraversato spiagge deserte e villaggi poveri. Questa scelta estetica elimina la patina del “classico”. L’azione culmina in un sacrificio finale necessario. Il viaggio del cavaliere si chiude dove era iniziato, con il risveglio di Cervantes. Il cerchio tra letteratura e vita reale si chiude. Il Don Chisciotte di Boni diventa un uomo stanco e ferito. La sua spossatezza – e al tempo stesso la sua forza – deriva dalla resistenza mentale. Il film dura 112 minuti e mantiene un ritmo serrato.

Il sostegno del Ministero della Cultura e delle Film Commission locali (Calabria e Lucana) ha permesso una ricostruzione storica accurata. Chisciotte non è un folle isolato, ma il simbolo di chi non si arrende al pensiero avido dominante. Al di là di tutto, non è un prodotto ‘di nicchia’. È un cinema d’autore popolare che parla al pubblico di oggi. Il sacrificio di Alonso Quijano è una metafora della lotta per la libertà. Domani il pubblico potrà giudicare questa visione coraggiosa del capolavoro spagnolo.