Ieri è terminata Le libere donne, la produzione evento di Rai Fiction che ha riportato la grande letteratura in prima serata. La serie, ispirata alle opere di Mario Tobino, ha ottenuto grande approvazione su Rai 1. Eppure qualcuno sembra aver protestato per il finale. Ecco il motivo.
Anche nella serata di martedì 24 marzo, il pubblico ha seguito con il fiato sospeso Le libere donne, con le vicende della fiction ambientate nel manicomio di Maggiano, vicino a Lucca. La regia ha saputo ricostruire l’atmosfera soffocante della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione nazifascista in Italia. Lino Guanciale ha prestato il volto allo psichiatra Mario Tobino. Accanto a lui, personaggi femminili intensi come Margherita, Paola e la giovane ebrea Marta hanno conquistato i telespettatori. La trama ha intrecciato la realtà clinica dell’ospedale psichiatrico con la brutalità della storia esterna. Tuttavia, il finale trasmesso ieri sera ha scatenato una tempesta di reazioni contrastanti sui social.
Il cuore della polemica risiede nella scelta narrativa degli sceneggiatori per l’ultimo episodio. Molti utenti hanno lodato la qualità tecnica, ma hanno duramente criticato la gestione emotiva dei destini dei protagonisti. Le aspettative per un riscatto dei personaggi sono state deluse da un epilogo tragico e crudo. La narrazione ha abbandonato ogni speranza di “lieto fine”, puntando su un realismo storico che molti hanno definito spietato. Gli spettatori hanno sommerso di commenti le pagine ufficiali della Rai. Il sentimento prevalente è quello del tradimento emotivo. “Non si poteva cambiare il finale, mannaggia la miseria?” scrive un utente su Facebook. Un altro spettatore definisce la fiction bellissima, pur sottolineando che il finale è stato “molto triste”. Il dolore per la sorte di Margherita è il tema centrale di queste proteste.
Le libere donne, il ballo di Maggiano e la morte di Margherita: perché il pubblico è in rivolta
Il personaggio di Margherita rappresentava per molti la possibilità di una rinascita. La sua morte ha lasciato l’amaro in bocca a chi sperava in una via d’uscita per le donne di Maggiano. “Margherita non doveva morire, anche lei si meritava un po’ di felicità”, si legge tra le critiche più accese. Questo contrasto tra l’amore per la serie e l’odio per il suo epilogo ha creato angoscia infinita tra il pubblico.

Il pubblico non ha accettato che Margherita morisse proprio quando aveva riavuto la sua libertà. “Ci sono rimasta malissimo, proprio in quel momento poteva essere felice” osserva una telespettatrice delusa. La serie ha mostrato che la follia del regime nazifascista era superiore a quella dei degenti. Questo messaggio potente è arrivato forte e chiaro, ma ha spezzato l’empatia costruita in sei episodi. L’urgenza delle proteste nasce dal legame profondo creato con le “libere donne”. Il pubblico ha percepito la morte dei protagonisti non come una necessità storica, ma come una crudeltà evitabile. La produzione ha scelto di restare fedele alla drammaticità del periodo storico. Molti utenti però avrebbero preferito una licenza poetica per salvare almeno un barlume di gioia in un contesto così cupo.
Oggi il dibattito continua a infiammare i social. Da un lato c’è chi difende il valore artistico del finale tragico. Dall’altro lato migliaia di persone chiedono perché una fiction così curata debba finire con tanta sofferenza. Le libere donne ha centrato l’obiettivo di far discutere, ma ha lasciato una ferita aperta nel cuore di milioni di italiani.
