Ieri il pubblico Rai è tornato nel manicomio di Maggiano con la seconda puntata della fiction Le libere donne. Ancora una volta la miniserie evento di Rai 1, ha scosso nel profondo le coscienze dei telespettatori italiani. Lino Guanciale, come medico-scrittore Mario Tobino, è stato ancora una volta eccezionale. Eppure una parte di coloro che hanno guardato l’episodio, ha evidenziato ‘qualcosa di troppo’. Ecco di cosa si tratta.
La fiction, prodotta da Rai Fiction e ispirata al capolavoro letterario Le libere donne di Magliano, cerca di restituire dignità a figure storicamente invisibili. La regia di questa produzione porta i volti di Margherita, interpretata da Grace Kicaj, e delle altre pazienti recluse, tutte attrici abilissime. Eppure, nonostante la qualità tecnica indiscutibile, una parte del pubblico ha sollevato un polverone sui social network. Il cuore della polemica riguarda la direzione narrativa scelta dagli sceneggiatori. Molti utenti su X sembrerebbero aver espresso un sentimento di saturazione verso quella che definiscono la “solita ricetta Rai”. In un contesto così drammatico, dove l’elettroshock e la legge 1904 dominano la scena, l’inserimento di una linea sentimentale marcata sembra aver rotto l’incantesimo.
L’armistizio di Badoglio e l’irruzione dei nazisti nella clinica toscana hanno aggiunto una tensione storica necessaria. Tuttavia, il triangolo emotivo tra Tobino, la partigiana Paola Levi (Gaia Messerklinger) e il legame profondo con Margherita ha diviso l’opinione pubblica. Per alcuni ci sarebbe un ‘difetto’ che offusca la potenza del racconto sociale: la necessità di trasformare ogni storia in una telenovela moderna.
Le libere donne, la “ship” che non convince: perché la trama rosa ha infastidito i telespettatori della fiction Rai con Lino Guanciale
Il termine tecnico usato dalle nuove generazioni è “ship”. Indica il desiderio di vedere due personaggi insieme. In una serie come Le libere donne, però, questo elemento sembra stridere con la realtà del manicomio. Molti fan storici di Mario Tobino ritengono che l’amore, in questo caso, rischi di banalizzare una tragedia collettiva. “Andrò controcorrente, ma in una serie del genere non era necessario inserire una ship”, scrive un utente su X. Questo commento riassume il malcontento di chi cercava un racconto puramente corale. La critica principale riguarda il tempo sottratto alle altre pazienti. Donne che hanno subito abusi, violenze domestiche e l’oblio della società avrebbero meritato, secondo il pubblico, più spazio narrativo.

La figura di Paola Levi, pur essendo fondamentale per il tema della Resistenza, viene percepita da alcuni come un espediente per inserire la “trama rosa”. Rai 1 ha una lunga tradizione di fiction sentimentali. In questo caso, però, il pubblico chiedeva più coraggio. Il timore è che il coinvolgimento emotivo di Tobino distolga l’attenzione dalla sua battaglia clinica e umana.
Lino Guanciale è ancora una volta abilissimo nel mostrare il conflitto etico del dottore. Il suo scontro con il collega Parisi rappresenta la nascita della psichiatria moderna. Ma quando la scena si sposta sui baci e sui ricordi di vecchie fiamme, il ritmo della narrazione cambia. Il pubblico sente il bisogno di verità, non di romanticismo filtrato. Bisogna ammettere che la serie resta un prodotto di altissimo livello. La fotografia è cupa, angosciante, perfetta per descrivere la vita tra le mura di Magliano. Le interpretazioni femminili sono davvero parecchio realistiche. Eppure, quel “qualcosa di troppo” continua a risuonare nei commenti del dopo-fiction. È il segno di un pubblico che sta evolvendo e che chiede storie asciutte, prive di una trama rosa.
Forse la Rai ha avuto paura che il dolore puro fosse troppo difficile da digerire. In effetti, tra i tanti commenti, ne spuntano parecchi che citano la ‘pesantezza emotiva’ della storia – seppur bellissima. Così, la televisione di Stato deve aver scelto la via della rassicurazione sentimentale. Ma per chi guarda, il vero cuore pulsante del racconto sono le libere donne del titolo, con le loro cicatrici e la loro dignità calpestata dal patriarcato dell’epoca. Mancano ancora degli appuntamenti al finale di stagione. La speranza dei telespettatori è che il focus torni prepotentemente sulle pazienti. Riuscirà Tobino a salvare Margherita senza perdersi nei propri sentimenti? O la fiction cederà definitivamente al richiamo del melodramma?
