Le libere donne senza rivali, ma non c’entra Lino Guanciale: il merito è tutto suo

Ieri sera su Rai 1 ha debuttato la nuova fiction Le libere donne che non è stato solo un successo in termini di pubblico, ma anche un vero e proprio urto emotivo che ha travolto tutti coloro che hanno scelto di guardarla. La storia porta i telespettatori a Lucca, nel 1942, durante il regime fascista. In una notte di Natale tremenda, la giovane Margherita Lenzi fa un gesto disperato. Scappa di casa e si presenta senza vestiti sul sagrato del Duomo. Non è pazzia la sua, ma il desiderio di accendere il fare su di un marito violento con lei e non solo, l’avvocato Filippo Lenzi.

Il risultato della società dell’epoca è però ben diverso da quello che si sarebbe aspettata: Margherita viene portata con la forza nel manicomio di Maggiano. Qui la disperazione è all’ordine del giorno. Nel manicomio entra anche – come medico – il dottor Mario Tobino, interpretato da un sempre perfetto Lino Guanciale. Tobino è un medico psichiatra appena tornato dal fronte, ma che all’orrore della guerra, delle camicie di forza o degli elettroshock preferisce metodi decisamente più umani.

Insieme a Guanciale c’è nel cast la meravigliosa Grace Kicaj. La sua Margherita è fragile ma dannatamente lucida. Il pubblico ha trattenuto il fiato davanti alle scene delle docce gelate e dell’isolamento. L’attrice ha raccontato tuttavia la sua unica vera difficoltà in un’ospitata all’Italian Global Series Festival. Ma la trama si intreccia anche con la Storia con la “S” maiuscola. Troviamo Gaia Messerklinger nei panni di Paola Levi, una staffetta partigiana che combatte fuori dalle mura del manicomio. E ancora compaiono i ‘nemici delle donne’ come Vittoria Lenzi (Simona Caparrini) e le suore come Suor Maria, che incarnano il controllo morale di un’Italia ferita dalla guerra. Il cast scelto da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy è perfetto. Ogni attrice, da Irene Muscara a Marta Bulgherini, dà voce alle “libere donne” recluse ingiustamente.

Le libere donne, il miracolo di Fabrizio Biggio: dal sorriso de La Pennicanza al dolore di Maggiano

Nonostante la forza di Lino Guanciale – un talento assoluto, c’è anche un nuovo elemento che ha spostato l’equilibrio della puntata. Un volto che nessuno si aspettava di vedere in queste vesti drammatiche. È anche lui l’ingrediente segreto del successo di ieri sera. Ma di chi si tratta? Parliamo di Fabrizio Biggio. Ogni volta che ci si riferisce a lui, si pensa immediatamente a una comicità irriverente. Per anni è stato parte del duo I soliti idioti, per poi spostarsi nei programmi radio-televisivi di Fiorello come Viva Rai 2 o – attualmente – La Pennicanza.

Le libere donne
Fabrizio Biggio ne Le libere donne – tuttonotizie.eu

Lo abbiamo amato per anni per la sua capacità di farci ridere di gusto. Ieri sera, però, è successo qualcosa di magico e inaspettato. Biggio ha vestito i panni del dottor Guido Anselmi. È un collega giovane, idealista e che lavora fianco a fianco con Tobino tra le corsie di Maggiano. La sua interpretazione ha lasciato tutti a bocca aperta per intensità e misura, da molti inaspettata considerando il suo curriculum comico.

Il merito del successo travolgente de Le libere donne – oltre che di Guanciale e di tutte le protagoniste, è anche suo. Biggio è riuscito a spogliarsi della sua maschera comica con una naturalezza inattesa. Il suo dottor Anselmi non è una spalla, ma l’anima sensibile della struttura. I suoi occhi – che anche Fiorello per l’occasione ha definito ‘tristi’, raccontano lo smarrimento di chi vede la tortura spacciata per cura. Il pubblico ha premiato questa scommessa rischiosa del regista Michele Soavi che ha scelto di mettere in video Le libere donne di Magliano, libro di Mario Tobino da cui è tratta la serie, anche grazie al contributo della Toscana Film Commission. Il successo di ieri sera dimostra che la qualità paga sempre. Non servono solo grandi nomi, serve il coraggio di osare con casting inaspettati come quello di Biggio.