Uno dei cantanti giovani che ha conquistato il Festival di Sanremo 2026 è sicuramente Sayf, all’inizio del testo della sua Tu mi piaci tanto, c’è una citazione a Berlusconi: un dettaglio che non passa inosservato.
Sayf sta conquistando il pubblico sia al Teatro Ariston che a casa. Una vera e propria rivelazione per il Festival di Sanremo 2026 con la sua Tu mi piaci tanto. Il ritornello è all’apparenza leggero, sembra quasi un tormentone balneare. In realtà è una canzone con un testo molto profondo, che accende inevitabilmente il dibattito. Non è solo un m mix di rap e jazz che conquista al primo ascolto, ma qualcosa di più, con un verso che riporta indietro di trent’anni la memoria collettiva italiana, il tutto con un pizzico di ironia che non lascia certo indifferenti.
Sayf alla conquista di Sanremo 2026: la citazione su Berlusconi che non passa inosservata
La canzone di Sayf Tu mi piaci tanto non passa assolutamente inosservata e conquista fin dal primo ascolto. Potete trovare anche le pagelle complessive, di tutti e 30 i cantanti della prima serata. Se inizialmente sembra un tormentone, leggendo bene il testo ci si rende conto di quanto dietro ci sia ironia e provocazione. Per questo molti sui social hanno parlato di un mix tra Ghali e Max Gazzè. La citazione all’inizio della canzone: “L’Italia è il Paese che amo”, come ha detto un ‘imprenditore’, come lui stesso dice nel testo è naturalmente a Silvio Berlusconi e, dopo un attento ascolto, non passa certo inosservata. Ma perché il rapper l’ha usata? Cosa vuole comunicare con il suo brano? Il rapper genovese debutta sull’Ariston con un brano orecchiabile dal ritornello che entra facilmente in testa dopo pochi secondi. Sotto la superficie però c’è molto di più.
@ilmegliodelrap_tiktok Sayf ha debuttato a Sanremo citando l’iconica frase con cui Silvio Berlusconi ha annunciato la sua discesa nella politica italiana 🇮🇹 nel lontano 1994 👀 #sanremo #festival #sanremo2026 #sayf
Il testo intreccia simboli popolari e ferite ancora aperte. Spuntano i Mondiali del 2006, Cannavaro che alza la Coppa, le alluvioni che hanno colpito Emilia e Liguria, le tasse pubbliche, Luigi Tenco e le proteste fatte in piazza. Lo stesso Sayf definisce il brano come una provocazione, una melodia dolce, all’apparenza quasi ‘innocua‘. Dentro, invece, ci sono critiche al neoliberismo, alle contraddizioni sociali e a un Paese che celebra, ma che al contempo dimentica con la stessa velocità.

Il pubblico, nel frattempo, balla e si diverte ma poi ascoltando meglio si rende conto che ogni verso è un piccolo affondo. La frase nelle quale cita Berlusconi, richiama al celebre discorso del 1994 e Sayf la inserisce nel testo così: “E come ha detto un imprenditore ‘L’Italia è il paese che amo'”. Nessun nome esplicito, nessun attacco o critica. Un’eco riconoscibile, incastonata tra richiami a Celentano e accenni al G8. Il tono, dunque, è sarcastico ma mai gridato. L’artista gioca con l’immaginario collettivo e al contempo con uno slogan che ha segnato un’epoca politica.
La citazione diventa quasi uno specchio. Racconta l’Italia delle promesse, delle illusioni mediatiche. Subito dopo, si torna alle contraddizioni quotidiane, alle emergenze ambientali e alle disuguaglianze. Sayf sceglie di usare l’ironia per interrogare l’identità nazionale. Nazionalismo e orgoglio così si fondano, mescolando delusioni e anche paradossi. Aggiunge poi una riflessione personale, cambiando la prospettiva: “Essere tunisino per me ha un valore aggiunto”. L’amore per l’Italia, nel suo caso, è una condizione vissuta, non solo uno slogan.
