Cosa succede se non si dà il preavviso quando si danno le dimissioni dal lavoro? Ecco il caso più comune e l’importante eccezione.
Le dimissioni rappresentano l’atto con cui un lavoratore decide di concludere volontariamente il proprio rapporto di lavoro. Questa scelta può assumere due forme principali: le dimissioni ordinarie e quelle per giusta causa, che comportano effetti giuridici ed economici differenti. Nel caso delle dimissioni ordinarie, il dipendente non è tenuto a fornire motivazioni specifiche. Normalmente, questa forma di recesso non consente l’accesso all’indennità di disoccupazione NASpI, tranne in circostanze particolari come la maternità o il trasferimento del coniuge. Il dipendente che dà le dimissioni, prima di smettere definitivamente di lavorare, deve rispettare il periodo di preavviso stabilito dal contratto individuale o dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento.
Il preavviso, dunque, è un istituto essenziale: esso rappresenta, infatti, il lasso di tempo che intercorre tra la comunicazione delle dimissioni e la cessazione effettiva del lavoro, pensato per consentire al datore di organizzarsi. La sua durata varia in base al contratto collettivo applicato, all’anzianità di servizio e al livello di inquadramento, con periodi che oscillano da pochi giorni per i lavoratori con minore esperienza fino a diversi mesi per figure dirigenziali. Difficilmente, comunque, la durata del preavviso è più lunga di un mese. Si specifica che, in molti CCNL, la decorrenza del preavviso non inizia dal giorno successivo alla comunicazione di dimissioni, ma dal primo o dal 16 del mese: se le dimissioni si consegnano prima di queste due date, dunque, il preavviso partirà dalla data successiva.
Dimissioni senza preavviso: cosa deve fare obbligatoriamente il dipendente
Ma cosa succede in assenza di preavviso? A rivelarlo, è stato un noto esperto di diritto del lavoro, il dottor Riccardo Onano. L’esperto ha spiegato, in particolare, che, in assenza di preavviso il lavoratore è obbligato a corrispondere al datore di lavoro un’indennità equivalente alla retribuzione che avrebbe percepito. Dalla busta paga finale, dunque, sarà detratto il valore dell’indennità. L’assenza di un preavviso, che sarebbe durato, da CCNL, quindici giorni, dunque, si traduce in uno stipendio mensile decisamente più basso, in quanto viene detratto il valore dello stipendio che sarebbe spettato durante le giornate di preavviso non rispettate, in quindici giorni di lavoro.

Diverso è, però, il caso delle dimissioni per giusta causa, che si verificano quando eventi gravi – come il mancato pagamento della retribuzione, il mobbing, le molestie o un demansionamento – rendono insostenibile la prosecuzione del rapporto. In questo scenario, il lavoratore può interrompere immediatamente l’attività senza obbligo di preavviso, avendo inoltre diritto all’indennità sostitutiva di tale periodo. A ciò si aggiunge la possibilità di percepire la NASpI e tutte le competenze di fine rapporto, comprese TFR, ferie non godute e mensilità aggiuntive. In questo caso, dunque, non succederà nulla al lavoratore se non verrà dato il preavviso.
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