C'è una tipologia di bonifici su cui non si applica l'Irpef, e che si considera diversamente dagli altri, dai controlli fiscali: avvocato spiega di quale categoria si tratta.
Il bonifico bancario rappresenta una modalità consolidata per il trasferimento di fondi tra conti correnti, apprezzata per la sua sicurezza e efficienza. Questo strumento, pur non essendo soggetto a tassazione diretta, può essere coinvolto in alcune dinamiche fiscali quando utilizzato per pagamenti legati a detrazioni fiscali, come nel caso di interventi di ristrutturazione edilizia o riqualificazione energetica. In termini generali, il bonifico non prevede l'applicazione dell'IRPEF come imposta sul trasferimento di denaro stesso. Tuttavia, quando il pagamento è finalizzato a beneficiare di oneri deducibili o detrazioni, come nel caso di lavori edilizi, è prevista l'applicazione di una ritenuta d'acconto. In questi casi, l'importo del bonifico è soggetto a una trattenuta, che la banca o Poste Italiane addebita direttamente al momento dell'accredito.
Dal 1° marzo 2024, l'aliquota di tale ritenuta è stata aumentata all'11%, portando a una maggiore attenzione da parte degli utenti coinvolti in queste transazioni. Ad esempio, se un contribuente effettua un pagamento tramite bonifico per lavori di ristrutturazione edilizia, la banca trattiene l'11% dell'importo, escludendo l'IVA, e trasferisce al beneficiario solo l'importo netto. Successivamente, il beneficiario dovrà dichiarare questa ritenuta nella propria dichiarazione dei redditi annuale, come acconto delle imposte dovute. Infine, è importante notare che i bonifici non sono generalmente soggetti a tasse dirette, ma in caso di conti correnti con giacenze medie superiori a una certa soglia, potrebbe essere prevista l’imposta di bollo. In altre circostanze, come nel caso di bonifici relativi a redditi da lavoro autonomo o cessione di beni, le somme ricevute devono essere dichiarate e tassate come reddito.
Bonifici: avvocato rivela quali non vengono considerati dai controlli fiscali e non prevede l'applicazione dell'Irpef e perché
A proposito di bonifici fiscali, un noto esperto di diritto italiano, l'avvocato Angelo Greco ha fornito un interessante approfondimento su questi ultimi, in un recente contenuto, pubblicato sulle sue pagine social. In particolare, l'esperto ha spiegato che esiste una norma che viene in soccorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale consente di ritenere che tutti i bonifici che transitano su un conto corrente, o anche i versamenti di contanti, siano reddito tassabile, fino a prova contraria. Prova che, però, deve fornire il contribuente: quest'ultimo deve dimostrare, cioè, che si tratti di somme esenti, come donazioni o vendita di oggetti usati, o di somme già tassate alla fonte. C'è, però, una tipologia di bonifici che si considera automaticamente reddito tassabile, e generalmente non rientra nei controlli fiscali.
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È il bonifico effettuato da un parente stretto, come un genitore, un fratello, uno zio o un nonno. Il bonifico, spiega l'esperto, si presume, in questo caso, un regalo, un aiuto familiare. E questo perché, tra parenti stretti, vige un obbligo di assistenza reciproca, soprattutto se i familiari sono conviventi. Fermo restando che il Fisco può comunque controllare il bonifico, l'avvocato spiega che, se quest'ultimo ritiene che sia una remunerazione dovuta da un lavoro fatto ai familiari, è quest'ultimo a dimostrarlo. Vale, dunque, la regola opposta: con i bonifici effettuati da familiari, è il Fisco a dover dimostrare che il bonifico sia, in realtà, reddito tassabile, e non il contribuente a dimostrare la cosa opposta.
Bisogna dichiarare le donazioni effettuate?
Sulla donazione, che sia da un familiare o meno, non si paga l'Irpef. Se, però, sono donazioni che riguardano una somma molto elevata rispetto le possibilità di chi la versa, come ad esempio 200.000 euro, allora bisognerà fare tutto dal notaio, con un atto di donazione, e pagare l'imposta di registro. Poi, bisogna pagare l'imposta sulla donazione, ma solo se la donazione del padre, della madre, o dei nonni supera il milione di euro, e in questo caso si versa il 4% dell'eccedenza rispetto a un milione. Se, invece, i soldi provengono dal fratello o dalla sorella, il limite è di 100.000 euro e l'imposta è del 6% è sull'eccedenza di questa somma. Infine, spiega l'avvocato, se la donazione proviene da un altro parente, è del 6% senza franchigia. Poi, se la donazione è da parte di estranei, è dell'8%.
