Sconti sui carburanti, ecco come si sono mossi gli altri paesi europei

Come si sono mossi gli altri paesi europei per quanto riguarda gli sconti sui carburanti? Come spesso accade, ognuno per sé.

Redattore senior

Nato a Gragnano nel 1993, cresciuto ad Agerola e diventato uomo nel centro storico di Napoli. Laureato magistrale in Lingue Moderne per la Comunicazione e Cooperazione Internazionale, lavora da oltre dieci anni sul web, alternandosi nei più disparati ruoli, nei quali è sempre stata centrale la scrittura: ha collaborato con la piattaforma di Entertainment Marketing numero 1 in Italia, vari siti di notizie locali e lavorato come social media manager per attività commerciali. Su TuttoNotizie.eu fin dal primo giorno in cui è online.

Dall’altro ieri, 2 maggio 2026, in Italia è cambiato lo sconto sulle accise dei carburanti con una differenziazione netta tra benzina e diesel. Per la benzina il taglio è sceso a soli 5 centesimi al litro (più IVA, dunque 6 centesimi netti), mentre sul diesel lo sconto è stato mantenuto a 20 centesimi al litro (circa 24,4 centesimi con IVA). La misura è stata prorogata fino al 22-23 maggio e segna un cambio di strategia: non più un intervento uniforme ma un sostegno mirato sul gasolio, che ha subito aumenti più marcati e da cui dipendono settori di fondamentale importanza, come il trasporto merci (alimentari e non).

La crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi dei carburanti verso l’alto in tutta Europa, ma ogni Paese ha reagito in modo diverso: tagli fiscali, tetti amministrati, controlli anti-speculazione o nessun intervento. Ecco come si sono mossi i principali governi europei.

Francia: controlli e restituzione del gettito IVA

La Francia ha scelto una doppia linea d’azione. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato un piano straordinario di circa 500 controlli presso le stazioni di servizio tra il 9 e l’11 marzo per contrastare aumenti ingiustificati dei prezzi. Sul fronte fiscale, il governo ha introdotto uno sconto di appena 3,55 centesimi al litro, con l’obiettivo di restituire ai contribuenti l’extra gettito IVA generato dall’aumento dei prezzi. In una sola settimana il prezzo della benzina SP95-E10 (la più diffusa nel Paese) era salito di circa 10 centesimi al litro.

Germania: nessun intervento, prezzi oltre i 2 euro

Nonostante i forti rincari, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scelto di non intervenire sulle accise. Prima dell’inizio della crisi, il prezzo medio della benzina in Germania era di 1,83 euro al litro; a marzo 2026 in alcune stazioni ha superato i 2 euro. A marzo 2026, la Germania registrava aumenti del 19,8% rispetto all’anno precedente, con la benzina a 2,09 euro/litro e il diesel a 2,15 euro. Berlino si è limitata a “esaminare gli sviluppi del mercato”, rinunciando ad un nuovo taglio delle accise come quello che in passato (febbraio 2022) aveva previsto 35 centesimi sulla benzina e 17 centesimi sul diesel.

Spagna: monitoraggio senza tagli generalizzati

Nelle ultime settimane il prezzo della benzina in Spagna è aumentato fino a 20 centesimi, raggiungendo quota 1,70 euro al litro, mentre il gasolio è arrivato a costare 1,80 euro al litro. Nonostante le richieste dell’associazione dei consumatori Facua di stabilire dei tetti ai prezzi, il governo di Pedro Sánchez ha preferito monitorare la situazione e finalizzare un pacchetto di aiuti mirati per imprese e popolazione, senza varare uno sconto generalizzato per tutti gli automobilisti. La Spagna presenta comunque incrementi più contenuti rispetto ad altri grandi Paesi europei: tra marzo 2025 e marzo 2026 l’aumento è stato del 3%, ed è l’unico grande Paese UE con un prezzo del diesel inferiore alla media europea.

Regno Unito: nessun taglio fiscale, prezzi record

Il Regno Unito ha mantenuto invariata la tassazione sui carburanti: la duty standard è rimasta ferma a 52,95 pence al litro fino al 31 agosto 2026, con l’equivalente dell’IVA al 20%. Nonostante ciò, i prezzi hanno raggiunto livelli record: al 20 aprile 2026 la media ufficiale segnava 157,62 pence al litro per la benzina (1.81€) e 191,24 pence per il diesel (2.21€). Il governo ha preparato un piano d’urgenza per il razionamento dei carburanti in caso di necessità, mentre si sono registrati aumenti del 62% nei furti di benzina alle stazioni di servizio.

Grecia: tetto ai margini di profitto

Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha annunciato l’imposizione di un tetto ai margini di profitto sui prezzi del carburante per prevenire la speculazione. “Oggi verrà introdotto un tetto ai margini di profitto su carburante e prodotti da supermercato”, ha dichiarato, sottolineando che “questa crisi economica non deve portare alla speculazione”. La misura si concentra quindi sul controllo dei ricarichi applicati dai distributori, senza intervenire direttamente sulla fiscalità.

Portogallo: taglio fiscale da 3,55 centesimi

Il Portogallo ha scelto la leva fiscale con una riduzione temporanea delle accise sul gasolio. Il governo guidato da Luís Montenegro ha approvato uno sconto straordinario dell’accisa (ISP) pari a 3,55 centesimi al litro, restituendo ai contribuenti il gettito IVA aggiuntivo corrispondente all’aumento previsto dei prezzi. La decisione è arrivata dopo un forte incremento alla pompa: in una sola settimana il gasolio è salito di 23,4 centesimi al litro, mentre la benzina è aumentata di 7,4 centesimi. Il prezzo della benzina senza piombo ha registrato un aumento complessivo del 5,6%, con il gasolio che si è avvicinato ai 2 euro al litro.

Ungheria: tetto ai prezzi con distinzione per le targhe

L’Ungheria ha adottato la misura più radicale. Il primo ministro Viktor Orbán ha imposto per decreto un tetto massimo ai prezzi dei carburanti, entrato in vigore dalla mezzanotte del 10 marzo: 595 fiorini al litro (circa 1,50-1,51 euro) per la benzina 95 ottani e 615 fiorini (circa 1,55-1,56 euro) per il diesel. La misura è stata presentata come una protezione per agricoltori, trasportatori e imprenditori, ma si applica solo ai veicoli con targa e permesso ungherese: i turisti stranieri pagano il prezzo di mercato.

Repubblica Ceca: aumenti record senza contromisure

La Repubblica Ceca ha registrato tra febbraio e marzo 2026 gli incrementi più elevati d’Europa per il gasolio, con un +27,6%, alla pari con la Svezia. Nonostante questi numeri da record, il governo ceco si è mostrato attendista e non ha annunciato misure specifiche di contenimento dei prezzi attraverso tagli fiscali o tetti amministrativi.

Altri Paesi europei

Croazia: il governo di Zagabria ha reintrodotto un tetto massimo dei prezzi dopo un anno di pausa. Dal 10 marzo la benzina è bloccata a 1,50 euro al litro e il diesel a 1,55 euro. A differenza dell’Ungheria, il tetto si applica a tutta la rete distributiva senza distinzione per nazionalità del veicolo, mentre le stazioni autostradali possono fissare liberamente i propri prezzi.

Slovenia: il Paese dispone di un sistema di prezzi regolati di lungo periodo. Dal 10 al 23 marzo il prezzo massimo della benzina è stato fissato a 1,466 euro al litro e quello del diesel a 1,528 euro, validi in tutta la rete incluse le autostrade. La Slovenia ha mantenuto i prezzi più bassi della regione, con un divario di circa 40 centesimi rispetto all’Italia.

Austria: il cancelliere Christian Stocker si è dichiarato “favorevole” a una riduzione temporanea delle accise sui carburanti, alla luce della situazione volatile sui mercati. “Il governo federale sta attualmente esaminando e negoziando intensamente quale modello di agevolazione sarebbe più efficace”, ha affermato, senza però fornire ulteriori dettagli. Il Paese ha registrato aumenti del 17,2% a marzo 2026 rispetto all’anno precedente.

Polonia: ha utilizzato uno “scudo anti-inflazione” con azzeramento o forte riduzione dell’IVA sui carburanti per diversi mesi. Questa misura ha reso le stazioni di servizio polacche tra le più convenienti d’Europa, attirando automobilisti dai Paesi confinanti.

Paesi Bassi: registrano i rialzi più forti in Europa. Un litro di benzina è arrivato a costare 2,39 euro al litro a marzo 2026, rispetto ai 2,13 euro del 31 dicembre 2025. Nonostante ciò, il primo ministro Rob Jetten non ha mostrato intenzione di ridurre le accise.

Il quadro europeo frammentato

Il dato politico più rilevante è l’assenza di una linea comune europea contro la crisi dei carburanti. I governi si muovono in ordine sparso: alcuni puntano sui tagli fiscali (Portogallo, Italia sul diesel), altri impongono tetti amministrativi ai prezzi (Ungheria, Croazia, Slovenia), altri ancora preferiscono controlli anti-speculazione (Francia, Grecia) o scelgono di non intervenire (Germania, Regno Unito, Paesi Bassi). Ogni Paese cerca di bilanciare consenso politico, sostenibilità dei conti pubblici e impatto economico dei rincari, in attesa di un possibile coordinamento a livello comunitario che al momento non si è ancora concretizzato.

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