I problemi del calcio italiano sono molteplici, proviamo ad affrontarli per capire cosa c’è che effettivamente non va.
L’Italia ha detto addio al Mondiale per la terza volta consecutiva, una ferita bruciante per una Nazionale, che ancora oggi è, al pari della Germania, il secondo Paese con più titoli vinti nella storia del calcio. Una situazione paradossale, figlia anche, tra le altre cose, dell’immobilismo delle istituzioni, che in questi anni, invece di rivoluzionarsi hanno pensato a conservare le proprie poltrone e i propri sistemi vetusti, che non hanno fatto altro che replicare gli stessi risultati.
Il problema del nostro calcio però è molto più importante di ciò che si possa pensare. Volendo scendere nel dettaglio andando ad affrontare le situazioni alla base del problema c’è la questione legata ai bambini. Oggi, infatti, le nuove generazioni non sono più interessate al calcio, per varie ragioni. Per prima cosa oggi un abbonamento per vedere la Serie A costa uno sproposito. DAZN al momento si fa pagare 36,99 euro nella sua versione full con tutta la Serie A. Se ad una visione superficiale questi prezzi possono sembrare non molto distanti da quelli attuati in passato da Sky, la differenza, invece, è sostanziale.
Sky, infatti, a prezzi simili o di poco più alti, offriva pacchetti che comprendevano cinema, intrattenimento e serie TV, questo spingeva le famiglie a sottoscrivere l’abbonamento poiché con un solo esborso venivano soddisfatte più esigenze. Oggi, invece, con DAZN e con quel costo si soddisfa solo la voglia di calcio che una parte della famiglia ha. Inevitabilmente questo ha portato ad un crollo delle sottoscrizioni. Al momento DAZN conta su 1,7 milioni di abbonati, un dato molto più basso dei 4,8 milioni di abbonati che aveva Sky nel 2020. Questo ha portato sicuramente ad una minore visibilità del calcio per le nuove generazioni.
Il calcio italiano ha dimenticato la tecnica
Il problema però non risiede solo nei diritti TV e nel vertiginoso aumento degli abbonamenti, ma anche in altro. Per prima cosa oggi un ragazzino che vuole giocare a calcio deve affrontare un esborso economico importante, che non tutti possono permettersi. Inoltre, come se non bastasse, gli allenatori delle categorie inferiori e delle scuole calcio, prediligono sempre di più il fisico alla tecnica. Si preferisce così dare più spazio ad un ragazzino più alto e strutturato fisicamente, rispetto a uno più gracile, ma magari dotato tecnicamente.
I club italiani investono sempre di meno nei propri settori giovanili e raramente si vede un travaso di talenti tra le serie minori e la Serie A. Siamo l’Italia del tutto e subito e quindi si sceglie sempre la strada apparentemente più semplice, quella che porta la vittoria sull’immediato, ma che a lungo andare ci sta rendendo un Paese vecchio, che non riesce a far emergere i propri talenti. Si spera che questo ennesimo schiaffo possa portare ad un’effettiva rivoluzione di tutto il movimento calcio italiano.
