Truffe telefoniche: perché quando ti chiamano i call center non devi mai riagganciare (e come smettere di essere rintracciati)

La truffe telefoniche sono ormai all’ordine del giorno. Quotidianamente, mentre si stanno svolgendo le più disparate attività, compare sul display dello smartphone un numero sconosciuto, magari con un prefisso di Milano, Roma o un sospetto cellulare. La prima reazione di chi riceve la chiamata? Fastidio. La seconda? Schiacciare con forza quel tasto rosso per interrompere l’ennesima scocciatura dei call center molesti. E se questo fosse un errore? Chi chiude il telefono in faccia ai call center pensa di aver vinto. In realtà, ha appena commesso lo sbaglio che i truffatori speravano facesse. Ha appena confermato di essere un “bersaglio vivo”. Esiste un motivo tecnico preciso per cui questo gesto istintivo condanna chiunque lo faccia a ricevere altre dieci telefonate nei giorni successivi.

Il segreto del Predictive Dialing: perché il tasto rosso è la peggior cosa che puoi fare contro le truffe telefoniche

Per capire come difenderci, dobbiamo entrare nella “sala macchine” di chi ci perseguita. I moderni centri chiamate non usano più operatori che compongono numeri a mano. Utilizzano software complessi chiamati Predictive Dialing. Questi programmi interrogano enormi database di numeri di telefono, spesso acquistati illegalmente nel dark web o recuperati da vecchi leak di dati. Quando il software lancia la chiamata, monitora la reazione in tempo reale. Se si lascia squillare il telefono fino alla fine, il sistema riceve un segnale di “timeout”. Per il bot, quel numero potrebbe essere un ufficio chiuso, una sim abbandonata o un utente poco reattivo. Le probabilità di essere richiamato diminuiscono drasticamente.

Truffe telefoniche
Call center – tuttonotizie.eu

Cosa succede invece se sia riaggancia? Si invia un segnale di interruzione attiva. Questo comunica al server che dall’altra parte c’è un essere umano. Un essere umano che ha il telefono in mano, che è attento e che interagisce con il dispositivo. Il proprio numero viene immediatamente marchiato come high priority. Si verrà inseriti in una lista premium che i truffatori si scambiano continuamente. Il fenomeno delle chiamate mute (o ghost calls) serve proprio a questo. I call center non vogliono necessariamente parlare subito. Vogliono solo mappare le abitudini del cliente. Vogliono sapere a che ora risponde, quanto tempo impiega a interagire e se è propenso a chiudere la conversazione. È una vera e propria attività di profilazione biometrica e comportamentale che precede il tentativo di truffa vero e proprio.

Oltre al silenzio, esistono “armi tecnologiche” da imparare a usare. I moderni sistemi Android e iOS integrano filtri antispam molto potenti. Attivarli permette al sistema di silenziare la chiamata in un istante. Questo simula perfettamente l’assenza di utente. Esistono poi liste come il Registro Pubblico delle Opposizioni, utile contro i call center legali, ma purtroppo inefficace contro le organizzazioni criminali che operano dall’estero. In ogni caso, la prossima volta che il telefono squilla, il consiglio è quello di respirare profondamente, guardare quel numero che insiste e non fare nulla.