Sanremo 2026, colosso della musica italiana gela la kermesse di Carlo Conti: “Troppo rap, il pubblico cerca la melodia”

Le luci del Teatro Ariston si sono spente da poco più di una settimana, tuttavia l’eco delle polemiche legate al Festival di Sanremo 2026 – come ogni anno – non accenna a placarsi. La kermesse guidata dalla mano esperta di Carlo Conti, ha cercato di unire generazioni diverse. Eppure, proprio quando il pubblico è parso dare ragione alla linea editoriale della Rai, è arrivato un fulmine a ciel sereno. Un colosso della musica d’autore, un uomo che ha scritto pagine indelebili della storia italiana relativa all’arte delle sette note, ha deciso di rompere l’idillio. Ma di chi si tratta?

Non si tratta di una critica qualunque, ma di un giudizio che proviene da chi su quel palco non solo ci è salito, ma vi ha anche trionfato. Un cantante che ha conquistato il mondo con opere come Notre Dame de Paris. Avete capito no? A muovere una critica all’ultimo festival è stato Riccardo Cocciante, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Qui ha espresso un giudizio netto. Il Maestro ha confessato di aver seguito poco la competizione, sentendosi distante dalle scelte artistiche attuali. “Ho visto troppe proposte ritmiche e troppo rap”, ha dichiarato con la consueta schiettezza. Il pubblico, secondo Cocciante, avrebbe un desiderio chiaro: la gente cercherebbe ancora quella melodia pura che ha reso celebre la nostra scuola nel mondo. Questa mancanza sarebbe il punto debole del nuovo corso sanremese.

Sanremo 2026
Riccardo Cocciante – tuttonotizie.eu

Sanremo 2026 e il bisogno di ritorno all’autenticità: perché il grido di Cocciante scuote i fan

L’analisi di Cocciante non risparmia nessuno. Mentre le piattaforme di streaming come Spotify e Apple Music premiano i ritmi veloci oppure originali tipo quello di Sayf e di Ditonellapiaga, il mercato dei live racconta qualcosa di diverso. Intanto il Maestro sta portando in giro il suo tour celebrativo e avrebbe notato – proprio per questo – un fenomeno interessante. Le persone affollano i teatri per ascoltare musica suonata davvero. Vogliono sentire gli strumenti, il vibrato degli archi, la pressione dei tasti di un pianoforte e la potenza di una voce che non sia filtrata da un autotune, ma che risulti potente e accenda l’anima, in qualche modo.

“Nei live vedo una voglia crescente di autenticità”, ha spiegato sempre durante la stessa intervista. Effettivamente, la musica leggera dovrebbe ricordare che la tecnologia può aiutare, ma non può assolutamente sostituire un arrangiamento orchestrale ben fatto. Da un lato ci sono i fan della gara attuale che non sono d’accordo con Cocciante, dall’altro gli storici della kermesse che condividono il suo senso di smarrimento. Sanremo è sempre stato lo specchio del Paese, ma oggi sembra correre troppo velocemente. Si rincorre il target dei giovanissimi, dimenticando forse il pubblico più adulto.