Lo spacciarono per un musical per bambini, ma traumatizzò un’intera generazione: il film che dopo 40 anni disturba ancora

Nel dicembre del 1985 molte famiglie si sintonizzarono sulla rete CBS per un grande film televisivo. Il produttore Irwin Allen aveva preparato un regalo ambizioso. Si trattava di un nuovo adattamento di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il cast era stellare e il budget altissimo.

Nessuno immaginava che quella versione di Lewis Carroll sarebbe diventata una fabbrica di incubi. Il progetto doveva essere un fantasy musicale per tutta la famiglia. Eppure, l’estetica scelta ha creato un momento horror indimenticabile. Ancora oggi, chi era bambino allora descrive questa Alice come un vero trauma. Portare sullo schermo le creature di Carroll è sempre una sfida rischiosa. In questa versione live-action, il fantastico diventa disturbante. Ad esempio Ringo Starr, il batterista dei Beatles, vestiva i panni della Finta Tartaruga, mentre Sammy Davis Jr. interpretava il Brucaliffo intento a fumare un narghilè psichedelico.

Le maschere di gommapiuma e il trucco pesante non generavano meraviglia. Al contrario, attivavano un senso di inquietudine. In quel mondo, nulla sembrava rassicurante o magico. Persino i momenti musicali nascondevano un lato oscuro e macabro. La Regina di Cuori, interpretata da Jayne Meadows, cantava di decapitazioni con un sorriso fintissimo. Ma il vero colpo di grazia arrivò con una creatura specifica. Molti spettatori ricordano ancora il terrore provato davanti al Jabberwocky. Interpretato da Tom McLoughlin, il mostro era una visione infernale. Aveva occhi luminosi, corna minacciose e un’andatura innaturale. Quella larva gigante è rimasta impressa nella memoria dei bambini degli anni ’80 per i motivi sbagliati.

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Il Brucaliffo di Alice in Wonderland del 1985 – tuttonotizie.eu

Perché il film Alice in Wonderland di Lewis Carroll del 1985 ci toglie ancora il sonno

Perché questo adattamento di Alice ci spaventa ancora così tanto? La risposta risiede nella materia. Negli anni ’80, il cinema non poteva contare sulla perfezione della CGI. Tutto doveva essere costruito, cucito e truccato a mano da artigiani esperti. In questa versione, il mondo di Carroll non è etereo, ma grottesco. I costumi sembrano pesanti e quasi soffocanti per gli interpreti stessi. Questa fisicità trasmette un senso di ansia allo spettatore moderno.

L’opera letteraria originale era già intrisa di un non-senso. Tuttavia, questa produzione televisiva ne ha esasperato i toni più malinconici. La piccola Alice attraversa un mondo che non vuole affatto aiutarla. Oggi riguardiamo quelle scene con nostalgia. Ci rendiamo conto che quella “fabbrica di incubi” era in realtà estremamente coraggiosa. Gli autori non avevano paura di turbare il pubblico giovane.

Molti fan del cinema di culto hanno riscoperto questa perla proprio per la sua stranezza. Paradossalmente, questa versione è forse la più fedele allo spirito di Lewis Carroll. I suoi libri erano pieni di atmosfere oniriche, ambigue e profondamente inquietanti. Questa trasposizione live-action ha catturato l’essenza del sogno che diventa sempre più un incubo. Il musical del 1985 ha insegnato a una generazione che il Paese delle Meraviglie può essere un labirinto senza via d’uscita.