Le luci del Teatro Ariston si sono spente da una settimana ma note dell’orchestra di Sanremo 2026 risuonano ancora nei corridoi della città dei fiori: per Leo Gassmann, questa edizione ha segnato la definitiva consacrazione come artista poliedrico. Lo abbiamo visto cantare con una maturità nuova. Lo abbiamo ammirato mentre dominava il palco con sicurezza assieme ad Aiello nella serata delle cover. Eppure, dietro il sorriso di chi ha appena vinto una sfida importante, si nasconde un piccolo desiderio.
Tutti associano Leo Gassmann inevitabilmente a Franco Califano. La sua interpretazione nel film tv prodotto dalla Rai ha commosso milioni di spettatori. Leo ha ridato voce al “Califfo”, incarnando malinconia e carisma. Ma un attore, si sa, guarda sempre oltre l’orizzonte. Durante una delle conferenze nella sala stampa Lucio Dalla nella frenetica settimana del Festival, il giovane artista ha aperto il suo cuore. Ha svelato un sogno che profuma di storia, di Roma sparita e di avanguardia teatrale.
A chi gli ha chiesto quale cantante vorrebbe interpretare dopo Califano, Leo ha confessato che non si tratta di un idolo pop contemporaneo. Non è un nome che scalerebbe le classifiche di Spotify oggi. Il nome che fa battere il cuore di Leo è quello di Ettore Petrolini. Per molti giovani, questo nome evoca poco o nulla. Per chi ama l’arte pura, Petrolini rappresenta il Big Bang della comicità e del trasformismo italiano. Parliamo del creatore di Gastone, del dissacratore che inventò il teatro futurista e il varietà moderno. Vuole riportare alla luce un pioniere che ha influenzato giganti come Gigi Proietti e lo stesso nonno Vittorio Gassman.

Leo Gassmann e il segreto di papà Alessandro: la scoperta di un genio dimenticato
Ma come nasce questa ossessione per un artista del primo Novecento? La risposta risiede nel calore delle mura domestiche. “Me l’ha fatto scoprire papà”, ha ammesso Leo con una punta di orgoglio. Alessandro Gassmann non è solo un genitore, ma una guida artistica severa e appassionata. In un pomeriggio qualunque, tra un copione e l’altro, Alessandro deve aver mostrato al figlio i vecchi filmati di Ettore.
Leo è rimasto folgorato dalla modernità di Petrolini. Ha scoperto un uomo che sapeva essere cantante, attore, mimo e autore nello stesso istante. Era un pioniere di tutte le arti, capace di sbeffeggiare il potere con una semplice smorfia. “Era un genio che non tutti conoscono oggi”, spiega Leo con enfasi. Questa lacuna culturale sembra quasi addolorarlo. Sente il peso e l’onore di dover raccontare questa storia alle nuove generazioni.
Immaginate Leo Gassmann sul set, mentre indossa il frac sgargiante di Gastone. Vediamo già la sua trasformazione fisica. Il ragazzo timido è diventato un uomo capace di reggere il confronto con i mostri sacri. Interpretare Petrolini significherebbe chiudere un cerchio iniziato con Califano. Il pubblico della fiction Rai è pronto per un’operazione del genere? Leo ne è convinto. Gli spettatori cercano verità ed emozioni forti. Petrolini offre entrambe le cose in abbondanza. Non è solo teatro, è vita vissuta sui palchi polverosi di tutta Europa. È la storia di un figlio del popolo che conquista il mondo con la sua intelligenza brillante. Mentre Sanremo 2026 va in archivio, il futuro di Leo appare già scritto tra le stelle e il palcoscenico.
