Anche i genitori possono pagare per le colpe dei figli, nel caso in cui questi vengano accusati di cyberbullismo. Avvocato spiega in quale caso e perché possono essere costretti a pagare anche migliaia di euro.
Il cyberbullismo rappresenta una forma di aggressione sistematica e reiterata, perpetrata mediante l’uso di strumenti digitali e piattaforme di comunicazione virtuale. Questa condotta si manifesta attraverso modalità eterogenee, tra cui il flaming, ossia l’invio di messaggi deliberatamente offensivi, il trickery, che consiste nell’indurre con l’inganno una persona a condividere informazioni riservate. C'è anche il cyberstalking, caratterizzato da molestie costanti e intrusione nella vita privata della vittima. Sotto il profilo giuridico, il cyberbullismo può integrare diverse fattispecie penali. Quando l’azione comporta la diffusione di notizie false o denigratorie, si configura il reato di diffamazione, sanzionato con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Invece, qualora siano proferite minacce, trova applicazione l’articolo 612 del Codice Penale, relativo al reato di minaccia.
Nel caso di condotte reiterate che generino uno stato di ansia o paura nella vittima, la fattispecie rilevante è quella degli atti persecutori, disciplinata dall’articolo 612-bis del medesimo Codice. Inoltre, i comportamenti lesivi dell’onore o della reputazione, come ingiurie o calunnie, possono essere puniti con pene detentive fino a tre anni. La Legge 71/2017, successivamente integrata dalla Legge 70/2024, ha introdotto misure specifiche per contrastare il fenomeno, attribuendo alle vittime, soprattutto se minorenni, il diritto di ottenere la rimozione dei contenuti lesivi entro un termine massimo di 48 ore. Inoltre, sono previste pene detentive anche per coloro che, pur assistendo ad atti di cyberbullismo, omettano di intervenire o segnalare i fatti alle autorità competenti.
Cyberbullismo: ecco perché i genitori possono pagare per le colpe dei figli
Un noto esperto di diritto di famiglia, l'avvocato divorzista Matteo Ruffinotti, ha spiegato che, nel caso in cui dei ragazzi minorenni vengano accusati di cyberbullismo, anche i genitori possono essere obbligati a pagare per le colpe dei figli stessi. In particolare, l'esperto ha citato una sentenza del Tribunale di Brescia, la numero 879 del 4 marzo 2025. Con questa sentenza, in effetti, il Tribunale ha previsto il pagamento di un risarcimento di 15.000 euro da parte dei genitori di una figlia minorenne, con fragilità emotive. Quest'ultima, in particolare, aveva pubblicato delle immagini manipolate e creato profili falsi di una sua compagna di classe, per insultarla. Ma perché i genitori sono stati condannati? Ebbene: l'avvocato spiega che la colpa dei genitori è quella di non aver vigilato a sufficienza la figlia.
Non basta, spiega l'avvocato, insegnare ai figli cosa è giusto e cosa è sbagliato: serve anche controllare che questi insegnamenti vengano messi in pratica. Il Tribunale è stato chiaro: non basta dire 'non sapevo', o 'non sono pratico dei social'. I genitori, cioè, devono stare al passo con le nuove tecnologie, per poter controllare i loro figli. Per evitare di dover pagare questo risarcimento, i genitori devono dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, come prevede l'articolo 2048 del Codice Civile. Oggi, conclude l'avvocato, impedire il fatto significa anche vigilare nel mondo digitale. Questa sentenza si inserisce, quindi, in un orientamento sempre più consolidato. Secondo questo orientamento, i genitori devono essere presente sia per quanto riguarda l'offline, che per quanto riguarda l'online!
