Non era meglio investire sulle rinnovabili? Questo è lo specchio di un Paese che non sa guardare avanti

Il costo del taglio delle accise è sempre più alto. A questo punto la domanda sorge spontanea: non era meglio investire di più nelle rinnovabili?

Direttore

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

Il costo del taglio delle accise è sempre più alto. A questo punto la domanda sorge spontanea: non era meglio investire di più nelle rinnovabili?

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In questi mesi, per non dire anni, ci siamo sentiti dire da una parte della politica italiana e non solo, che la transizione energetica era troppo costosa e stava impoverendo le aziende e costando troppo anche ai consumatori. Naturalmente da un certo punto di vista è vero, ma d’altronde cambiare completamente tecnologia a più strati della nostra società non era e non è affatto semplice, ma diventa una scelta necessaria alla luce della crisi energetica che stiamo vivendo in questo momento.

Secondo un’analisi del centro studi economico indipendente Bruegel gli europei starebbero perdendo fiducia nella possibilità che i propri Governi riescano poi a gestire una transizione energetica. Diversi politici, soprattutto di estrema destra, sostengono che la protezione dell’ambiente abbia un costo troppo elevato e che blocchi la crescita economica. Tralasciando il discorso ambientale, che sicuramente ci interessa, ma avrebbe bisogno di approfondimenti scientifici più dettagliati, parliamo dei carburanti.

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Sappiamo perfettamente che i giacimenti di petrolio non sono infiniti e che soprattutto l’Europa, in particolare l’Italia, da sempre dipendiamo da altri Paesi che ci forniscono petrolio e gas. Già la guerra in Ucraina avrebbe dovuto insegnarci quanto sia importante riuscire ad avere una propria indipendenza energetica, eppure invece di fare dei passi avanti sul green deal, ne abbiamo fatti qualcuno indietro.

Le tensioni in Medio Oriente non hanno fatto altro che far esplodere una bolla che da anni era sul punto di sgonfiarsi. Il concetto è semplice: noi non abbiamo il petrolio, loro si, ora cosa possiamo fare noi? Le scelte sono due: continuare ad insistere su fonti energetiche che prima o poi si prosciugheranno e che comunque costeranno sempre di più, o inventarsi un modo per diventare indipendenti da queste forme di carburante con altre rinnovabili.

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Italia, abbiamo speso già 2 miliardi per il taglio delle accise

In Italia abbiamo vento e sole in abbondanza, i pannelli solari e fotovoltaici e le pale eoliche possono essere utili per risparmiare energia, poi ci sono gli enormi progressi fatti sul campo della tecnologia elettrica applicata a vetture, camion e autobus. È un percorso difficile? Assolutamente, ma questa strada dovrebbe prevedere dei sacrifici iniziali per poi avere un futuro tranquillo, mentre l’altra strada prevede un peggioramento costante della nostra condizione.

Secondo Nomisma Energia, i carburanti potrebbero scarseggiare, i prezzi alla pompa restano intorno ai 2 euro al litro per diesel e benzina. Venerdì è stato prorogato sino al 6 giugno il taglio delle accise sui carburanti. Siamo ormai giunti al 4° decreto e in tutto sono già 2 miliardi di euro spesi per tamponare i prezzi del carburante. Nel 2022, invece, il Governo Draghi ne aveva investiti 10 di miliardi tra marzo e dicembre per la precedente crisi energetica. Parliamo di tantissimi soldi, che nell’economia reale, non possiamo dire stiano avendo chissà quale incidenza visto che alla pompa il prezzo continua ad essere alle stelle e gli italiani ormai non riescono più a sostenere questa spesa. Naturalmente parlare di rinnovabili ora che c’è una crisi può sembrare pretestuoso, sicuramente ora c’è questo problema de gestire. Il vero errore però è stato non aver capito prima che bisognava rendere il Paese autosufficiente dal punto di vista energetico.

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Vogliamo fare un paragone un po’ forte: in questo momento l’Italia è “drogata” di un carburante che non ha ed è costretta a cambiare continuamente spacciatore per procurarselo. Il risultato finale è che il pusher di turno decide lui il prezzo e le modalità e noi continuiamo a farci prendere per la gola. A questo punto non sarebbe meglio per il futuro provare a disintossicarsi? Che senso ha ritrovarsi ogni 2 anni a buttare miliardi di euro dalla finestra per tamponare i prezzi di benzina e diesel quando avremmo a disposizione la tecnologia per affrancarcene? Ai posteri l’ardua sentenza.

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