Il 23 di maggio del 1992 se ne andava per sempre Giovanni Falcone, simbolo della lotta alla mafia, che scomparve assieme alla moglie ed agli agenti della scorta. Uno dei responsabili del crimine è oggi in libertà.
Nella giornata di ieri, si è celebrato il 34esimo anniversario di una delle pagine di storia più nere per il nostro paese. Il 23 di maggio del 1992, presso lo svincolo di Capaci, veniva brutalmente assassinato Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta alla mafia, assieme alla moglie Francesca Morvillo ed a tre agenti della sua scorta. Il principale responsabile di quell’atto criminale, assieme al mandante Totò Riina, fu Giovanni Brusca, noto anche come “Lo scannacristiani“, giusto per indicarne la sua natura sanguinaria.

Brusca nacque a San Giuseppe Jato il 20 di febbraio del 1957, ed è diventato, a seguito del suo arresto, avvenuto nel 1996, un collaboratore di giustizia, dopo essere stato uno dei membri di riferimento di Cosa nostra. Era capo del mandamento di San Giuseppe Jato, ed è stato condannato per oltre 100 omicidi, almeno quelli noti, e la sua carriera criminale è stata caratterizzata da atti deplorevoli, come l’aver sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino. Come anticipato, Brusca è oggi un uomo libero, un vero e proprio paradosso data la sua poco onorevole carriera mafiosa.
Giovanni Brusca, il mafioso che oggi ha una nuova identità
Per chi non ne fosse a conoscenza, Giovanni Brusca fu colui che si occupò dell’organizzazione dell’omicidio di Giovanni Falcone, avvenuto presso lo svincolo di Capaci, sull’autostrada che collega Palermo a Trapani. Il mafioso fu colui che reperì l’esplosivo, per poi occuparsi personalmente di premere il pulsante che diede il via alla deflagrazione fatale. Fu arrestato il 20 di maggio del 1996, e quattro anni dopo divenne ufficialmente un collaboratore di giustizia. Raccontò con cura molte delle sue violenze, rifilando dei colpi notevoli all’organizzazione ed alla sicurezza di Cosa nostra.
Solamente cinque anni fa, nel maggio del 2021, Brusca è stato scarcerato dopo 25 anni di prigionia, avendo scontato del tutto la propria pena, per poi restare sotto libertà vigilata sino ad un anno fa. A stabilirlo è stata la Corte d’appello di Milano, e dal 5 di giugno dello scorso anno è diventato un uomo libero a tutti gli effetti. Essendo un personaggio ritenuto socialmente pericoloso, anche per via di probabili ritorsioni che potrebbero partire dalla mafia stessa, vive in un luogo segreto e con nuova identità, e solo gli addetti ai lavori sono a conoscenza di tali informazioni. Si tratta certamente di un paradosso, dato che in molti lo avrebbero voluto morto dietro le sbarre, ma la sua pena è stata del tutto scontata.



