Veneto (2)

Veneto, picchia a sangue la ex e poi si va a uccidere

Veneto, ennesimo caso di violenza contro le donne: un uomo ha aggredito brutalmente la ex compagna. Mentre lei era in ospedale, lui si toglie la vita

Un altro caso di violenza contro le donne, che questa volta, per fortuna, non è finito con la morte della vittima, ma del carnefice. Siamo in Veneto, e un 57enne originario di Noale ha furiosamente preso a botte la ex compagna di 48 anni, di Chioggia. Un pestaggio violento: l'uomo avrebbe tentato di strangolare la donna, finendo col picchiarla ripetutamente. Per le botte e i traumi riportati, per la 48enne è stato necessario un ricovero d'urgenza in ospedale, dove si trovava quando è arrivata la notizia inattesa.

Il violento si è infatti tolto la vita. Entrambi, come riportano i media locali, sarebbero dipendenti della Veritas, vale a dire la società multiservizi della città metropolitana di Venezia.

Veneto, aggredisce e tenta di strangolare la ex compagna, poi si suicida: il dramma 

L'episodio della brutale aggressione ai danni della 48enne si sarebbe consumato nella giornata di domenica, 5 maggio. Qualche giorno dopo, mercoledì, mentre la 48enne era ricoverata in ospedale a Mestre, dove i medici l'hanno refertata con 25 giorni di prognosi, il 57enne si è suicidato.

Le forze dell'ordine sono al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica del duplice dramma: sono in corso le indagini. Fondamentale sarà la ricostruzione offerta dalla testimonianza della donna. Non è ancora chiaro, inoltre, dove sia avvenuto il pestaggio.

L'ultimo caso di violenza di genere a Varese

In settimana in Italia un altro drammatico caso di violenza, anche in questo caso subito da una donna da parte dell'ex compagno. A Varese un 40enne, Marco Manfrinati, ha ucciso a coltellate il suocero, Fabio Limido. Il 71enne era intervenuto in difesa della figlia Lavinia, che era appena stata colpita con diversi fendenti al viso dall'ex compagno. L'ex avvocato, con cui la donna aggredita aveva avuto un bambino, era già stato denunciato più volte dalla famiglia della donna, costretta a vivere sotto copertura e nascosta, per paura della violenza di Manfrinati.

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