Chi è davvero Alessia Pifferi? Le intercettazioni in carcere e quella battuta: "Preparo un thermos di caffè"

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Alessia Pifferi, il caso della donna accusata della morte della figlioletta di 18 mesi, Diana, si arricchisce di nuovi sconvolgenti elementi di indagine

Una svolta che sicuramente nessuno si sarebbe mai aspettato, intorno a un caso già di per sé terrificante. Stiamo parlando delle indagini sulle due psicologhe del carcere di San Vittore, in cui è rinchiusa Alessia Pifferi, accusata della morte della piccola Diana, morta a 18 mesi nell'appartamento di Milano in cui viveva con la madre. La donna l'ha lasciata da sola per sei lunghi giorni, senza cibo né acqua.

La bambina è morta disidratata: una lenta e dolorosa morte. A quanto emerso da alcune intercettazioni finite nelle mani degli inquirenti, le due psicologhe a cui era stato affidato a una perizia psichiatrica sull'imputata, avrebbero praticamente collaborato per aiutare pifferi. "Il pm parlerà ore: preparo per tutti un termos di caffè", la battuta di Pifferi, intercettata.

E ancora: "Ho intenzione di dire un bel po' di cose, tante cose contro il pm". Queste le parole pronunciate da Alessia Pifferi ed emerse dall'analisi di una intercettazione nelle mani degli inquirenti. Una conversazione che la donna avrebbe avuto nel carcere di San Vittore, dove è rinchiusa da ormai circa un anno con le due psicologhe, indagate per favoreggiamento.

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Alessia Pifferi, le intercettazioni nel carcere di San Vittore con le psicologhe

Un colloquio durante la quale, secondo la Procura, le due esperte professioniste si sarebbero informate su come si sarebbe svolta la perizia psichiatrica in corso su Pifferi. "Ho parlato della storia della mia vita, dell'infanzia", ha risposto Alessia Pifferi alle domande delle psicologhe. "Quello che ho detto a voi, l'ho detto lì".
Secondo l'accusa, le due psicologhe, d'accordo con l'avvocato difensore di Pifferi, Alessia Pontenani (che abbiamo intervistato in questo articolo) avrebbero falsificato l'esito della perizia, tramite un test che non potevano utilizzare per fare emergere un grave deficit cognitivo. Un modo questo per aiutare Pifferi ad ottenere una perizia favorevole per la futura sentenza? Solo un'ipotesi, per il momento.

Secondo il pm, quello che è stato fatto in carcere è "assolutamente inaccettabile", e che "gli accertamenti eseguiti dalle due psicologhe" sono "privi di fondamenti scientifici". L'avvocatessa avrebbe detto alla sua assistita: "Non ti preoccupare, che gli diamo il botto finale. Stai tranquilla". L'ipotesi degli investigatori, inoltre, è che le due psicologhe avrebbero falsato in più di un'occasione il diario clinico: "Non lo scriviamo, che ce ne frega", un altro stralcio delle intercettazioni.
Una delle due dottoresse al momento indagate, ha recentemente deciso di lasciare il lavoro in carcere. 

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