L'appello dell'infermiera che ha vissuto un giorno da paziente al pronto soccorso: "Non sottraete tempo prezioso al personale"

L'appello dell'infermiera che ha vissuto un giorno da paziente al pronto soccorso: "Non sottraete tempo prezioso al personale"

È una storia di quotidiana resilienza e di silenziosa dedizione quella che emerge dal racconto di Annamaria Ieva, infermiera esperta che ha recentemente vissuto l'insolita esperienza di diventare paziente del pronto soccorso per un giorno. La sua testimonianza illumina non solo sul duro lavoro del personale sanitario ma anche sull'importanza del rispetto e della fiducia da parte dei pazienti e dei loro familiari.

In un affollato pronto soccorso, ogni minuto conta. Quando le porte automatiche si aprono silenziosamente, rivelando un mosaico di storie umane, dolore e speranza si intrecciano in un teatro di vita reale. Tra questi volti, quello di Annamaria Ieva, infermiera da 35 anni al servizio della ASL di Andria, Barletta e Trani, che ha vissuto di recente l'esperienza di attraversare le porte del pronto soccorso non come soccorritrice, ma come paziente. La sua storia non è solo un racconto personale, ma un appello vibrante ai parenti dei pazienti: "Non date fretta al personale di pronto soccorso".

La voce di Annamaria, che a causa di un'orticaria si è recata al pronto soccorso, diventa eco di un messaggio più ampio e profondo. Osservando da paziente il lavoro dei suoi colleghi, ha riconosciuto la grande professionalità, empatia e dedizione che animano ogni gesto, ogni scelta, ogni sguardo. Ma c'è di più. Il suo racconto ci svela un mondo dove il tempo è prezioso, e ogni secondo dedicato a spiegazioni ripetitive o a gestire l'ansia comprensibile ma ingombrante dei parenti, è tempo sottratto alla cura effettiva. "Lasciate che operino con più tranquillità", implora, sottolineando come questo non solo agevoli il lavoro del personale, ma migliori anche l'assistenza per i pazienti.

L'appello dell'infermiera che ha vissuto un giorno da paziente al pronto soccorso: "Non sottraete tempo prezioso al personale"
L'affollamento dei pronto soccorso in una nostra rappresentazione

Il racconto dell'infermiera sui pronto soccorso

Quando si varca la soglia del pronto soccorso, si entra in un universo parallelo dove il tempo ha un ritmo diverso. Annamaria, con i suoi 35 anni di esperienza, lo sa bene. Quella mattina, colpita da un'orticaria, ha visto il mondo dal lato opposto. Da infermiera a paziente, ha sperimentato la stessa attesa, gli stessi sguardi ansiosi, lo stesso bisogno di cure e conforto. Ma ha anche osservato con occhio critico e professionale, riconoscendo l'importanza di un lavoro che si svolge in un equilibrio delicato tra urgenza e accuratezza, empatia e professionalità. "I soli due medici in turno hanno soccorso per ore, alternandosi tra prestazioni più semplici a interventi di diversi codici rossi che sono sopraggiunti, restando sempre impassibili, gentili ed efficienti", racconta.

Poi, le importanti affermazioni sul valore del tempo quando si salvano vite umane: "Capisco quanta ansia si possa provare restando in sala d’attesa, ma è anche vero che il tempo a dare le stesse notizie o a spiegare che si è occupati, è tutto tempo prezioso che viene sottratto alla vera e necessaria assistenza ai vostri stessi cari".

Ascoltare e rispettare: un appello per la comunità

In un momento storico dove ha causa del picco di influenza i pronto soccorso sono presi d'assalto, Il messaggio di Annamaria Ieva è un appello alla comunità, un invito a fidarsi del lavoro svolto dal personale sanitario. Un appello a rispettare i tempi e le procedure, a comprendere che dietro ogni decisione c'è un'esperienza professionale pluriennale. È un invito a lasciare che medici, infermieri, operatori socio-sanitari e ausiliari svolgano il loro lavoro con la tranquillità necessaria per garantire la migliore assistenza possibile. E, soprattutto, un appello a quei pazienti che spesso non rispettano il lavoro del personale sanitario.

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