Bohemian Rhapsody, l'aneddoto in sala di registrazione raccontato da Freddie Mercury: "Un lavoro mostruoso"

Bohemian Rhapsody freddie mercury

Bohemian Rhapsody, l'aneddoto della sala di registrazione: tutta la fatica dietro un brano senza precedenti, che ha fatto la storia dei Queen, e della musica rock

Un genio, un estro, un talento, un animo, un cuore come quelli di Freddie Mercury nascono una volta ogni secolo, forse. Quello che però capita ancora più di rado, è quando una personalità tanto straripante, egocentrica, potente e fuori controllo, viene incanalata e dirottata da un ristretto gruppo umano. Capace di interpretare e sopportare quel peso così ingombrante, eppure assolutamente unico che era Farrokh Bulsara. Questo il vero nome di Mercury, cresciuto in Gran Bretagna, ma nato a Zanzibar. E quel gruppo umano si chiamava Queen.

Come tutte le grandi storie, anche quella dei Queen è fatta di tante fasi, ognuna segnante per il segno che la band ha poi lasciato nella musica rock. E se ogni fase è, in qualche modo, rappresentata da un album, o addirittura da canzone, probabilmente uno è il brano che meglio parla di questa straordinaria band, è Bohemian Rhapsody. Brano sensazionale e spettacolare, nel senso più puro del termine, non a caso scelto come titolo del film che ha raccontato, con estrema fedeltà, la vita e i tormenti di Freddie Mercury. Tanto si sa ed è stato detto su questa canzone, un esemplare unico di rock e opera. Ma non c'è niente di più fedele delle parole del suo compositore.

Nel libro Freddie Mercury -  Parole e Pensieri, i due autori Greg Brooks e Simon Lupton, hanno eseguito uno straordinario lavoro di raccolta di decine e decine di interviste realizzate da Mercury nel corso della sua carriera. Il miglior modo che un artista ha di parlare di sé, senza filtri. In questo libro, grande spazio è riservato proprio a Bohemian Rhapsody.

Bohemian Rhapsody, Freddie Mercury racconta il lavoro dietro la composizione dell'iconico brano dei Queen

Riportiamo integralmente un passaggio molto interessante, che ci porta nello studio di registrazione insieme a Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon. E ci fa capire la fatica e il lavoro dietro a questo bellissimo brano che all'epoca sconvolse il mercato britannico.

"Rhapsody bisognava studiarla bene, non è una cosa che possa venire dal nulla. Certe canzoni hanno bisogno di quella specie di stile pomposo. Ho dovuto lavorare come un pazzo. Volevo quel tipo di brano. Ho fatto anche un po' di ricerca. Era un pezzo ironico, una contraffazione operistica, però volevo che avesse anche una forte impronta Queen. Mi piace davvero il mondo dell'opera. Volevo esagerare con le mie parti vocali, perché ci hanno sempre paragonato ad altri, ed è una cosa molto stupida. Se ascolti la parte operistica di quel brano, davvero ogni paragone sparisce, ed è ciò che volevamo", disse Freddie Mercury in un'intervista, parlando di Bohemian Rhapsody.

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Queen

"In tre abbiamo creato l'effetto di un coro di 160-200 persone"

"Volete conoscere qualche particolare segreto? Okay. Si è trattato, in realtà, di un lavoro mostruosamente impegnativo, perché sono tre distinte sezioni che poi sono state riunite. Ciascuna di esse richiedeva estrema concentrazione. La più faticosa è stata quella operistica di mezzo, perché volevamo ricreare una parte che evocasse certi grandiosi cori d'opera, usando solo le voci di noi tre -Bryan Roger e io. Per farlo, abbiamo dovuto usare un sacco di sovraincisioni e cose del genere. Penso che fra tutti e tre, abbiamo creato l'effetto di un coro di 160-200 persone. C'era una sezione di "No, no, no", un tipico crescendo, e noi dovevamo ripetere "No, no, no, no, no, no, no" qualcosa come 150 volte".

"Abbiamo fatto così tante sovraincisioni per quella canzone su quelle 16 piste, strati e strati, continuavamo ad accumularne, e il nastro è diventato trasparente, non ce ne stavano più. Penso che si sia anche rotto in due punti. C'è voluto un sacco di lavoro. Avevo tutto nella mia mente, e ho fatto eseguire a Roger, Bryan e John dei passaggi che li hanno lasciati sbalorditi. "Che diavolo succede qui?", cose tipo un accordo, e poi una lunga pausa. Al che loro ribattevano: "Ma è ridicolo!". Io avevo però tutto in testa, segmento per segmento. C'è voluto un'eternità per registrarlo".

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